Gioco
Braccio amputato a Daniel: il pm chiede l'archiviazione per i medici che lo visitarono
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Manuel Priami, il giovane portiere cui è stato amputato un braccio2 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Il Gip, Antonio Pirato, si è riservato di decidere sulla richiesta di opposizione all'archiviazione delle posizioni dei medici indagati per il caso di Daniel Priami, il giovane portiere di calcio che, dopo un incidente di gioco avvenuto il 28 ottobre 2006 nel campo di Guardistallo, ha subito l'amputazione del braccio destro. L'archiviazione era stata richiesta a luglio dal pm Antonio Giaconi. «Siamo convinti che il caso debba invece essere discusso in aula» - ha dichiarato l'avvocato Massimo Tuticci.
La tragedia che ha riguardato Daniel, un ragazzo livornese che in quel tempo era considerato un promettente calciatore e che comunque è sempre stato un ragazzo di buona volontà che aveva svolto anche lavori decisamente pesanti, avvenne dopo che, nel primo tempo, avvenne l'incidente in cui il portiere della squadra giovanile del Cecina si ruppe il braccio. Priami venne trasportato in ambulanza all'ospedale di Cecina, dove l'arto venne ingessato, in attesa di una successiva operazione, che venne programmata per il giovedì successivo. Invece il ragazzo, che avrebbe compiuto 18 anni solo nel successivo dicembre, accusò i primi problemi. Quando il dottor Spinelli, primario ortopedico, si accorse di quello che stava accadendo, lo fece trasferire d'urgenza in rianimazione, e furono tentati alcuni interventi per cercare di salvargli il braccio, ma alla fine, il 6 novembre, fu necessario amputare l'arto. Per questa vicenda alla fine furono indagati tre medici: la dottoressa Chiara Iozzi, in servizio all'ospedale di Cecina, e i dottori Angelo Mesolella e Alessandro Volk, dell'ospedale di Livorno. Il Pm Giaconi ha così chiesto ai consulenti tecnici della procura, i professori Elio Rinaldi e Floriana Monciotti, se nei loro comportamenti vi fosse un motivo di negligenza che potesse aver provocato il problema che costò l'amputazione del braccio al giovane atleta livornese. Secondo le conclusioni dei due consulenti, l'evoluzione dell'infezione, considerato un evento tanto raro quanto violento, non poteva essere imputata ai medici che esaminarono Daniel Priami, sia all'ospedale di Cecina che a quello di Livorno. Per questo motivo, lo scorso luglio, il pm chiese al Gip l'archiviazione delle loro posizioni. Insomma, per il fatto che Daniel avesse perso un braccio in quel modo, non si ravvisavano responsabilità.
«Appena abbiamo saputo di questa decisione - ha spiegato l'avvocato Tuticci - abbiamo fatto opposizione alla richiesta di archiviazione. Secondo noi ci sono comportamemnti che debbono essere discussi in aula, durante un processo, per fare emergere i problemi che hanno portato all'amputazione del braccio di Danie, come d'altronde sostiene anche il nostro consulente, il dottor Roberto Chiarini». Ovviamente di diverso avviso i legali dei tre medici, Paolo Bassano per Iozzi e Mesolella, e Renato Taverniti per Volk. Il Gip, Antonio Pirato, si è riservato di decidere in merito.
La tragedia che ha riguardato Daniel, un ragazzo livornese che in quel tempo era considerato un promettente calciatore e che comunque è sempre stato un ragazzo di buona volontà che aveva svolto anche lavori decisamente pesanti, avvenne dopo che, nel primo tempo, avvenne l'incidente in cui il portiere della squadra giovanile del Cecina si ruppe il braccio. Priami venne trasportato in ambulanza all'ospedale di Cecina, dove l'arto venne ingessato, in attesa di una successiva operazione, che venne programmata per il giovedì successivo. Invece il ragazzo, che avrebbe compiuto 18 anni solo nel successivo dicembre, accusò i primi problemi. Quando il dottor Spinelli, primario ortopedico, si accorse di quello che stava accadendo, lo fece trasferire d'urgenza in rianimazione, e furono tentati alcuni interventi per cercare di salvargli il braccio, ma alla fine, il 6 novembre, fu necessario amputare l'arto. Per questa vicenda alla fine furono indagati tre medici: la dottoressa Chiara Iozzi, in servizio all'ospedale di Cecina, e i dottori Angelo Mesolella e Alessandro Volk, dell'ospedale di Livorno. Il Pm Giaconi ha così chiesto ai consulenti tecnici della procura, i professori Elio Rinaldi e Floriana Monciotti, se nei loro comportamenti vi fosse un motivo di negligenza che potesse aver provocato il problema che costò l'amputazione del braccio al giovane atleta livornese. Secondo le conclusioni dei due consulenti, l'evoluzione dell'infezione, considerato un evento tanto raro quanto violento, non poteva essere imputata ai medici che esaminarono Daniel Priami, sia all'ospedale di Cecina che a quello di Livorno. Per questo motivo, lo scorso luglio, il pm chiese al Gip l'archiviazione delle loro posizioni. Insomma, per il fatto che Daniel avesse perso un braccio in quel modo, non si ravvisavano responsabilità.
«Appena abbiamo saputo di questa decisione - ha spiegato l'avvocato Tuticci - abbiamo fatto opposizione alla richiesta di archiviazione. Secondo noi ci sono comportamemnti che debbono essere discussi in aula, durante un processo, per fare emergere i problemi che hanno portato all'amputazione del braccio di Danie, come d'altronde sostiene anche il nostro consulente, il dottor Roberto Chiarini». Ovviamente di diverso avviso i legali dei tre medici, Paolo Bassano per Iozzi e Mesolella, e Renato Taverniti per Volk. Il Gip, Antonio Pirato, si è riservato di decidere in merito.
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