Il Tirreno

Livorno

Il mio piano per la Compagnia

Un momento dell’intervista a Enzo Raugei
◗
Un momento dell’intervista a Enzo Raugei

Taglio dei costi, nuova mentalità e 8 milioni dalle banche

5 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Circola una battuta, sulle banchine: «Il commissario ci vorrebbe, ma non all'Autorità Portuale. Ci vorrebbe alla Compagnia Portuale». «Il solito vecchio e trito autolesionismo livornese» reagisce Enzo Raugei, il console dei portuali. «Tutta gente che parla senza conoscere le cose. Si rassegnino questi signori: la Compagnia Portuale c'è e ci sarà anche nel futuro, con un ruolo centrale in città e nel porto».  E per sostanziare la sua fiducia, Raugei è venuto al "Tirreno" a illustrare il piano industriale presentato dalla Compagnia alle banche e che servirà a ottenere il credito necessario per finanziare i progetti. Nell'intervista (di Andrea Lazzeri, Cristiano Meoni e Juna Goti) Raugei spiega cosa sta facendo il consiglio dei portuali per il rilancio della Compagnia. Principalmente tre cose: il taglio dei costi, divenuti insopportabili; un recupero di redditività e di ricavi; un piano di dismissioni di beni non strumentali all'attività. Ma, soprattutto, un cambio di mentalità. «In Compagnia si dovrà lavorare come in qualsiasi altra azienda e in parte questo lo stiamo già vedendo».  La Compagnia deve pagare tutti i mesi 450 stipendi ma nel 2009 ha fatturato solo 15 milioni di euro. Come fa a restare in piedi? «Veniamo da anni non facili, con una crisi globale che ha messo a dura prova tutte le aziende. Una serie di azioni sono già state intraprese sul versante della riduzione dei costi».  L'85% dei costi se ne va per il personale: cosa state facendo per ridurre questa incidenza? «Intanto negli ultimi due anni abbiamo attivato per tutti i lavoratori una serie di contratti di solidarietà che sono stati prorogati a giugno e che hanno permesso un risparmio aziendale mensile intorno ai 150mila euro. Poi c'è il piano delle uscite: dal primo gennaio è iniziato il pensionamento di una trentina di lavoratori, altri otto lasceranno il posto da qui a aprile. Entro il 2012 toccherà a un'altra cinquantina. Avevamo previsto tempi più brevi per i pensionamenti, che comunque saranno riequilibrati dalle cause che nel frattempo stanno andando a sentenza sull'amianto».  Al 1 gennaio 2010 la Compagnia aveva un organico di 406 soci. Quanti resterete? «L'obiettivo è scendere sotto i 400: è ovvio che se ci sarà lavoro rimetteremo in discussione i numeri, ma per ora andiamoci coi piedi di piombo».  I dati di bilancio indicano un assenteismo che, per alcune fasce di lavoratori, supera il 15%. E' un problema? «Abbiamo avuto qualche problema soprattutto con i giovani. Poi c'è stata anche l'apertura del porto alle donne (in Compagnia sono 45) che hanno diritto alla maternità. Ma l'assenteismo per maternità non lo consideriamo un problema, ci mancherebbe. Stiamo intervenendo su due fronti: da una parte abbiamo attivato una politica più marcata di controllo per chi si dichiara in malattia, dall'altra abbiamo messo in piedi una campagna di sensibilizzazione per il personale. Perchè il punto è fare un salto culturale».  Cambiare mentalità? «Ci stiamo provando. Ci siamo affidati a un istituto europeo specializzato, lo Ien, con l'obiettivo di creare una nuova cultura aziendale, un nuovo approccio al lavoro. Il senso è: facciamo tutti parte dello stesso sistema, dobbiamo spingere insieme se vogliamo tirarci su. La campagna è fatta di lezioni teoriche, ma anche di misure molto concrete».  Può farci qualche esempio? «Per garantire il nuovo servizio di tracciabilità delle merci abbiamo attivato corsi di informatizzazione per i lavoratori. Poi c'è la questione dei danni alla merce: è impossibile, quando si ha a che fare con il carico delle merci, non fare alcun danno, e va detto che la Toyota ha recentemente premiato proprio il nostro porto come scalo meno dannoso d'Italia. Ma comunque la percentuale di danni va ridotta: ogni errore equivale a un pacco di soldi buttati dalla finestra per niente».  Tutti gli anni il vostro bilancio chiude con uno sbilancio della gestione economica: i ricavi, quello che cioè entra, sono spesso di parecchi milioni inferiori ai costi. Come pensate di aumentarli? «Due parole: consolidamento e sviluppo dei traffici, attraverso una politica commerciale più aggressiva. Intanto stiamo lavorando alla crescita del project cargo: nei piani c'è la gestione di commesse di grandi impianti che dall'Italia partiranno per l'estero, soprattutto verso il Brasile. Per questo servizio saranno impegnate le aree e i magazzini della Paduletta. Quanto al consolidamento penso ovviamente ai traffici forestali (con Westfal Larsen e Grieg) e alle auto. La movimentazione delle quattro ruote è il punto cardine delle nostre attività: Sealiv è nata proprio per gestire la logistica auto, fare fronte comune con tutti i soggetti che fanno parte di questo circuito. Crediamo nella conquista di nuovi traffici: per quest'anno il piano della Compagnia prevede 30mila unità in più».  Ma intanto più che guadagnare traffici li avete persi... 60mila auto passate a Sintermar, i traghetti di Grimaldi... «E' vero, ma la vicenda Grimaldi per noi è ancora aperta: puntiamo a un recupero».  Nel piano industriale c'è tutto un capitolo che parla di dismissioni. Vendete anche la villa del Gabbro? «Sì, è una struttura degli anni '60, una volta c'era un'attività agricola che produceva vino che veniva rivenduto ai portuali. E' chiusa da una decina d'anni: è in vendita, ma siamo aperti anche a soluzioni intermedie».  Pensate di vendere anche i terreni che avete al terminal Da Vinci? «Sì, i terreno che servono al polo frigo. il primo lotto è stato venduto, il secondo è in fase di ultimazione. Dovremmo riuscire a farlo partire nel giro di un paio di mesi».  Brevissimo inciso: perchè viene continuamente rimandata l'apertura del Reefer Terminal? «Ci sono stati intoppi per la seconda tranche di finanziamento. Ma posso anticiparvi che la capofila del pool di società di leasing ha sbloccato la delibera per il finanziamento necessario a portare a termine i lavori.  Tornando alle vendite: contate di incassare un bel po' di soldi dalla vendita del 35% di Porto Energia, la società che costruirà la centrale a biomasse. «Sì, è nel piano. Si sta delineando una nuova compagine aziendale che potrebbe entrare in società. Mancano da definire solo gli ultimi dettagli, ma si è raffreddato un po' tutto in attesa della sentenza del Tar sul ricorso fatto da Medicina Democratica. In ogni caso la centrale porterà, nell'immediato, un importante gettito finanziario: a regime, poi, almeno dal 23 al 25 per cento di aumento della produttività. Stiamo lavorando per entrare in partenariato con una società (italiana) di produzione dell'olio. Noi alle alleanze siamo sempre stati aperti».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa