Il Tirreno

Livorno

RITORNO ALLE REGOLE

BANCARELLE, BANCHINE E LA PAURA DEL FUTURO

Andrea Lazzeri

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Tra i banchi degli ambulanti che si affacciano su Piazza Cavallotti e le banchine del porto che guardano il Mediterraneo, si snoda in queste ore una storia tutta livornese che racconta di una città impaurita dal proprio futuro.  Vicende diversissime per qualità e volume degli interessi economici in campo. Eppure identiche nelle dinamiche politiche e culturali che le muovono.  Come i lettori hanno appreso leggendo la cronaca di ieri, i commercianti del mercato sono sul piede di guerra. Dopo anni di buoni affari sentono anch'essi i morsi di una crisi che non dà tregua: le massaie comprano meno, i prezzi devono stare sempre più bassi fino a fare concorrenza con gli zerbini che espongono la mercanzia degli extracomunitari. Allora scatta la protesta verso questi venditori abusivi che non pagano ici né suolo pubblico né, tantomeno, rilasciano scontrino. Le denunce costringono la polizia municipale a fare sul serio sloggiando i venditori abusivi e sequestrando la mercanzia con marchi contraffatti. Senonchè l'arrivo della legge porta alla luce come i commercianti venuti dall'Africa non siano gli unici che in questi anni non hanno rispettato le regole: anche gli "ambulanti-stanziali" (livornesi, indiani, cinesi eccetera) si sono allargati, occupando spazi ben più ampi di quelli per i quali hanno l'autorizzazione. Così i vigili tirano fuori il metro, misurano i banconi e contestano infrazioni. Apriti cielo. Proteste, minacce, annunci di nuove lotte contro questa incredibile manìa di far rispettare le leggi. Ma siamo ammattiti? E quando mai si rispettano le regole da queste parti? Invece sì siamo proprio a Livorno e un'epoca è finita. Così come, passando dai banchini alle banchine, accade nel porto. Anche qui ci sono stati anni formidabili e irripetibili, quando patti e accordi suggellati con una stretta di mano o un brindisi da Oscar decidevano di traffici, movimentazione merci, concessioni di aree demaniali. Finché i soldi giravano e i container arrivavano tutto ha filato liscio o quasi. Poi il vento è cambiato e da Occidente come da Oriente sono giunte parole nuove: competitività, economie di scala, dinamismo. In una parola, globalizzazione. Il vecchio paradigma non funziona più e bisogna ridare fiato alle regole, cancellando sclerotici privilegi non più sostenibili. Parole terribili capaci di rimettere insieme gruppi e aziende che fino al giorno prima hanno giocato a farsi gli sgambetti rubandosi lavoro l'un l'altro.  Ora anche loro temono che, come in piazza Cavallotti, arrivi un vigile col metro in mano e che cominci a misurare le banchine verificando concessioni e autorizzazioni.

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di Redazione web