Il Tirreno

Livorno

Il difensore spiega lo sbaglio dell’accusa

Un'intercettazione e un riconoscimento errato: ecco come si finisce nei guai

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 LIVORNO. Del caso Del Moro si occuperò martedì prossimo anche la rubrica "I Soliti ignoti" de "La vita in diretta", la trasmissione di Rai 1. Ma come può succedere che un innocente finisca invischiato in una vicenda giudiziaria come questa. Lo spiega il legale di Bruno Del Moro, l'avvocato Mario Maggiolo:  «Quando vennero commesse le rapine alle poste di Roma, nel 1996, si cercò un basista, e furono messi sotto sorveglianza i telefoni di molti dipendenti - sottolinea il legale - e da uno di questi risultarono molte telefonate ad un pregiudicato, la cui convivente abitava a Livorno. Da questa utenza risultò una chiamata al telefono di Del Moro. Era - spiega Maggiolo - la figlioletta della donna che conosceva la figlia dell'autista».  A quel punto Del Moro si ritrovò comunque in mezzo all'indagine e la polizia di Roma chiese una sua foto all'anagrafe: arrivò un'immagine in bianco e nero di un uomo con i baffi: un teste lo riconobbe come uno dei banditi. Ma il bandito aveva capelli e baffi neri, mentre Del Moro li aveva rossi: «E così - conclude Maggiolo - alla fine siamo riusciti a dimostrare la sua innocenza».

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