Il Tirreno

Livorno

Matteoli-Rossi, quasi accordo

Mauro Zucchelli
<b>DARSENA TOSCANA.</b> Addetti Tdt al lavoro nel principale terminal contenitori del porti
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DARSENA TOSCANA. Addetti Tdt al lavoro nel principale terminal contenitori del porti

A un passo dall'intesa su Gallanti ma il fronte del porto va alla guerra

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 LIVORNO. Di sicuro c'è solo che fra meno di una settimana scadrà la "prorogatio" che tiene Roberto Piccini sulla poltronissima dell'Authority. Ma il fatto che il Tar sia rimasto muto per 48 ore in più non fa altro che smangiucchiare tempo.  Se ne vanno anche le ultime briciole di tempo utile per dare all'Autorità Portuale un presidente. Troppo poco per immaginare che in realtà i riflettori non si siano spostati già su un commissariamento dato per inevitabile. Con l'ombra lunga di un accordo già praticamente cotto e mangiato fra il ministro Altero Matteoli e il presidente della Regione Enrico Rossi, che ovviamente è in cerca di una sponda in Comune (Cosimi) e in Provincia (Kutufà).  IL TAM TAM DA ROMA  Risulta che di nero su bianco non ci sia ancora nulla ma nelle indiscrezioni fatte filtrare dall'entourage ministeriale la cosa viene data in avanzato stato di cottura. Palazzo civico però non crede che le cose siano giunte fino a tal punto: anche perché l'esito del ricorso di Piccini al Tar potrebbe pesare più di quanto si immagini. Se l'attuale presidente dell'Authority dovesse aver ragione nel braccio di ferro con il ministro, le velleità di Matteoli di dettar legge sarebbero un po' azzoppate. Ed è per questo che ogni mossa preliminare - viene sottolineato - deve restare congelata fino al verdetto dei giudici amministrativi.  Tuttavia, lo scenario di una intesa sull'asse Roma-Firenze offre indizi «gravi, precisi e concordanti», come direbbe un commissario di provincia. La conferma arriva anche dalla febbrile agitazione del "fronte del porto": ieri si è riunita in conclave l'imprenditoria privata delle banchine, a cominciare da buona parte delle grandi dinastie, per alzare muraglie in nome della livornesità del porto.  E se negli ultimi giorni questo schieramento di operatori marittimi locali era andato in pressing sulle istituzioni locali per lanciare in pista in extremis un nome targato Livorno (Batini? Mancusi?), ieri il faccia a faccia fra operatori ha fatto diventare ancor più incandescente la temperatura in porto facendo balenare l'eventualità che oggi questo "fronte della livornesità" possa alzare la voce prendendo posizione in modo esplicito. CONFERME DA GENOVA  Non basta: anche le informazioni raccolte a Genova sono «consistenti». E insistono a convergere su un nome: quello di Giuliano Gallanti, 72 anni, professione avvocato cassazionista (finito ora alla sezione ligure della Corte dei Conti) ma con un curriculum di navigatore di lungo corso sia nelle acque della politica che nei mari delle istituzioni portuali. CHI È GALLANTI  Ha retto il timone dell'Authority di Genova dal dicembre '95 (dopo il commissario Fabio Capocaccia) fino al febbraio 2004 (quando ha passato il testimone a Giovanni Novi) ed è stato al vertice dell'Espo, l'organizzazione che raggruppa i principali porti europei. In politica, sempre con una storia di sinistra nella "sua" Liguria: presidente del consiglio regionale, numero due della Regione Liguria e assessore regionale all'ambiente.  Nel marzo di quattro anni fa, al congresso dell'allora sezione porto Ds (poi ribattezzata economia marittima), fu proprio Gallanti a scendere in campo di persona per presentare la mozione filo-Mussi, visto che nello scontro dentro i Ds si era schierato con la minoranza interna. Per un curioso capriccio del destino, il suo antagonista congressuale fu l'assessore regionale ai trasporti Riccardo Conti, altro big che il toto-candidato ha ripetutamente messo sulla ruota dell'Authority (nonostante le sue ripetute smentite).  Non è una novità che salti fuori il nome di Gallanti nelle complicate alchimie del toto-Authority: già nell'inverno del 2005 vi aveva fatto cenno il predecessore di Rossi, l'allora governatore Claudio Martini. IL TANDEM SI ROMPE  Rimbalza perciò anche un secondo nome in tandem con Gallanti: quello di Angelo Roma, attuale amministratore della compagnia di navigazione Toremar, ex port captain della Zim, cliente numero uno del nostro scalo (e già presente a più riprese fra i possibili successori di Piccini). Roma sarebbe il segretario generale ma con un ruolo più "pesante", non solo tecno-burocratico, giusto per dare un radicamento locale al presidente che verrebbe da fuori. Però il diretto interessato taglia l'erba sotto le radici di quest'ipotesi: alla domanda esplicita del cronista si limita a rispondere che «non credo proprio che il ruolo di segretario generale rientri fra le mie aspirazioni».  A incendiare ulteriormente gli animi dello schieramento "localista" è l'ipotesi che Gallanti arrivi come commissario ma avendo già in tasca il decreto del ministro Matteoli che lo indica come (futuro) presidente nel giro di pochi mesi.  C'è poi anche un altro "ma": domani mattina la direzione territoriale del Pd si riunirà per la prima volta dal suo insediamento nel quartier generale di via Donnini 66. Inutile dire che la relazione del neosegretario Filippo Di Rocca verterà, oltre che su temi caldi della politica nazionale, sul casus belli dell'Autorità Portuale.

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di Redazione web