Toscana
«Meglio un tetto per chi non ha niente»
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Un bozzetto della statua della Madonna Nobili (ex Caritas): la Madonna c'è già e sta a Montenero
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LIVORNO. L'idea di costruire in porto una statua della Madonna non fa storcere il naso solo agli anti-clericali: dall'interno della Chiesa si alza una voce importante. E' quella di Mauro Nobili: firma la lettera come semplice cittadino, anzi come «cercatore appassionato di Dio». In realtà, ha alle spalle un passato da presidente della Fondazione Caritas dopo aver guidato come direttore le attività del braccio assistenziale della diocesi. A Nobili non va giù il modo con cui è nata l'idea di questa statua che chiama "ibrida". Non gli va giù il fatto che la Chiesa livornese, pur non avendo promosso il progetto, non l'abbia fermato subito riconvertendone la spinta positiva in un segno tangibile di condivisione delle sorti dei più disperati. Come? Utilizzando quei soldi per avere a disposizione due-tre appartamenti e destinarli a dare un tetto agli sfrattati. Del resto, non è la prima volta che Nobili prende posizioni "scomode": l'ha già fatto contestando sia le inferriate intorno ai portici del duomo (aveva controproposto provocatoriamente di farvi dormire i senza tetto la notte) sia le politiche di espulsione dei rom. ECCO LA LETTERA «Come cercatore appassionato di Dio - afferma - non è possibile restare in silenzio davanti alla questione della "grande" statua della "Madonna dei Popoli" che poi, invece, dovrebbe essere solo la raffigurazione di una "madre con bambino": simbolo religioso per taluni, semplice icona di valori come la fecondità, l'accoglienza e la protezione della vita nascente e che cresce, per altri. Grazie ad un'ambiguità che caratterizza sempre più spesso le relazioni fra gli uomini, ognuno la definisce come vuole pur di farla. MAI INTERPELLATI «Dato che questa statua si farà comunque, a prescindere da cosa pensano i livornesi (la comunità ecclesiale cattolica, per esempio, non è stata neanche interpellata), ho voluto quindi immaginare cosa avrebbe risposto la Madonna, se qualcuno Le avesse chiesto cosa ne pensasse di quest'opera "ibrida" a lei dedicata. CARI PILOTI... «Ai bravi Piloti del porto - prosegue la lettera - credo che avrebbe risposto così: "Cari Piloti, voi siete gli "angeli custodi" di coloro che devono entrare e uscire dal Porto di Livorno. La vostra professionalità e il vostro coraggio sono indiscutibili e encomiabili. Per questo, come un segno ben visibile, siete lì, sulla punta del vostro molo, a scrutare e accompagnare il movimento delle navi. Che ci crediate o meno, io sono comunque e sempre con voi e accompagno il vostro destino e quello di chiunque navighi nelle nostre acque, credente o non credente e a qualunque fede appartenga. C'è stato un tempo in cui ogni vascello che passava davanti al Sacro Colle di Montenero mi salutava con affetto sincero e amore filiale e con un bel colpo di cannone. E' là che anche voi dovete volgere lo sguardo, verso quella casa che mi avete costruito e che da tanti secoli è il simbolo condiviso della mia protezione alla città, e non solo ad essa. C'È GIÀ A MONTENERO "Basta un piccolo sforzo, girare e alzare un po' lo sguardo per trovare quel segno che cercate, anche da molte miglia di distanza. Non ne serve un altro a livello del mare e che poi vedrà solo una parte delle navi che giungono a Livorno. Sono davvero lusingata del pensiero che avete avuto ma, come tutti sanno, a me non piace apparire in prima persona perché è Lui, Gesù, il vero protagonista. È Lui "la via, la verità e la vita" (Gv 14, 6) per ciascuno di voi. Io ho sempre vissuto nel nascondimento, dietro di Lui. D'accordo, qualche volta mi sono presa la libertà di indicare a Lui un disagio, una situazione di difficoltà. Ed proprio per questo vorrei dirvi che il primo e più autentico segno di accoglienza e di protezione non è certo una mia riproduzione in scala ma un'attenzione più diffusa alle situazioni di disagio. "Questa attenzione potrebbe concretizzarsi - continua facendosi voce della Madonna - innanzitutto nell'impegno comune alla costruzione di un clima di rinnovata collaborazione all'interno del porto; un clima e una sinergia che veda tutti i soggetti impegnati, insieme, a portare nuovi traffici, nuovi posti di lavoro, nuove occasioni che diano nuova linfa vitale al porto e alla città. Non le divisioni che offendono il mio cuore! Non il trionfo dell'interesse personale o di gruppo! Se poi questo è fuori dalla vostra portata e riuscite solo a raccogliere i soldi necessari per la statua, bene! Scegliete però di investirli nell'accoglienza e nel sostegno di tutti quei marittimi che soggetti a un lavoro quasi disumano, quasi una sorta di nuova schiavitù dei nostri tempi e senza alcuna protezione sindacale, cercano accoglienza alle loro necessità, anche spirituali, all'interno del nostro porto. "Insomma, spendeteli per migliorare quello che viene definito il "welfare del mare"! C'è un'associazione che si occupa di questo anche all'interno del vostro porto e che, guarda caso, porta proprio il mio nome: "Stella Maris". Datemi retta, in questo momento non è proprio il caso di farmi una statua, e poi ibrida come quella che volete issare all'imboccatura del porto". CARA CHIESA MIA «Alla Chiesa di Livorno - dice Nobili nella sua lettera - credo che avrebbe risposto così: "D'accordo! L'idea della statua non è tua. Ma, santo cielo, tu dovresti essere la coscienza critica della società. Non dovresti limitarti ad assecondare acriticamente un'idea solo come una ulteriore occasione di visibilità. Dovresti vivere la tua capacità profetica nel saper indicare scelte a favore dell'uomo di questo tempo, soprattutto per quello che soffre. Dovresti fare proprio come me, vedere e capire il bisogno più autentico delle persone e suggerire le soluzioni migliori. Ricordati le nozze di quei due giovani a Cana di Galilea! E in questo tempo non c'è davvero bisogno di assecondare investimenti in statue che mi riguardano; e poi in modo così ambiguo! QUANTI SENZA NIENTE! "Ci sono sempre più persone e famiglie - è l'ultimo passaggio della lettera - tragicamente senza lavoro, senza risorse o senza un tetto sulla testa. Ci sono situazioni umane di disagio che si incancreniscono. Ci sono persone che per la loro appartenenza ad un popolo diverso dal nostro non sono accolte neanche da voi che mi vorreste proprio come simbolo di accoglienza. Rimuovete questi macigni dal cuore degli uomini prima di alzare il simbolo di un'accoglienza che, di fatto, rischia di rimanere solo un luogo comune; di un'attenzione ai poveri che perde sempre più di efficacia. Se gli amici del porto di Livorno riescono veramente a mettere mano, per me, al portafoglio, indica con sapienza e capacità profetica loro la strada più giusta per quel denaro: quella del sostegno a chi sta durando fatica solo per vivere ogni giorno. Potresti suggerirgli di ristrutturare due o tre appartamenti per accogliere gli sfrattati e dedicarli a me, alla "Consolatrice degli afflitti". Questo sarebbe veramente un segno che piacerebbe a me e a mio Figlio"».
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