Il Tirreno

Livorno

«È il regno dei drogati, ora basta»

Jimmy Morrone

I residenti del Pontino scrivono al Comune: servono più controlli

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 LIVORNO. Non c'è pace per gli scali Dogana d'Acqua. Prima un presunto scarico di rifiuti e il relativo sequestro dell'area, poi la polemica per l'abbattimento degli olmi. Adesso il ritorno indisturbato dei tossicodipendenti. «Siamo stufi, chiediamo l'intervento del Comune», sbottano Andrea Baluardi ed Erika Frosoni. Sono loro a raccogliere i malumori dei residenti - non è possibile vivere fra le siringhe dei drogati e lo stato di totale abbandono di una delle vie centrali della città. Abbiamo paura e quando fa buio, dopo le 18, non usciamo più». Hanno intenzione di mettere nero su bianco i residenti del Pontino, decisi a farsi ascoltare dall'amministrazione. Con tanto di dossier fotografico che testimonia la presenza anche in pieno giorno di persone che si bucano dopo aver scavalcato il disastrato muretto di cinta. Aghi e siringhe sono il residuo fisso e tangibile del degrado. Insieme a gomme, fusti di olio, carrelli, materiale da lavoro arrugginito, cancellate, bidoni, assi di legno e carcasse di motorino abbandonate. Gli escrementi di cane, poi, sono ovunque, nel limitrofo e acquitrinoso vialetto. Un quartiere in pessimo stato. «Purtroppo - aggiungono i residenti - non c'è nemmeno una illuminazione adeguata. Se anche i D'Alesio spegnessero le luci dell'azienda di via Castelli, qui saremmo al buio. Il guaio è che i drogati non si fanno scrupoli, vengono anche con la luce del sole. Qualche tempo fa, di domenica pomeriggio hanno aggredito un signore che li aveva sgridati perché facevano pipì in mezzo di strada. Oppure si bucano nel momento in cui i bimbi escono da scuola. Più controlli da parte delle forze dell'ordine sarebbero un buon deterrente, solo che nessuno ci ascolta».  La storia degli scali della Dogana fa acqua da tutte le parti. E nell'ultimo anno le cronache si sono spesso interessate di questa vasta area di proprietà privata. Qui è prevista la costruzione di un immobile e di un parcheggio. Per permettere i lavori, nel giugno scorso una decina di olmi e un fico vennero abbattuti fra le vibranti proteste dei residenti. Quegli olmi di età superiore ai 50 anni, punto di riferimento per molti anziani della zona, avevano una rilevante funzione ambientale e inoltre - sostengono gli abitanti - nel periodo estivo il regolamento verde urbano del Comune vieta ogni potatura. Il disboscamento mostrò in tutta la sua vergogna una sorta di discarica a cielo aperto in cui, secondo quanto emerso in seguito dalle indagini delle Fiamme gialle, venivano depositati rifiuti di ogni genere. A settembre l'intervento della Guardia di finanza mise l'intera area di circa mille metri quadri sotto sequestro, così come notificato nell'avviso affisso alla grata di recinzione.  Per completare il quadro, torna vivo il problema dei tossicodipendenti. «Non possiamo aspettare la costruzione dell'immobile - aggiunge Manola Fedeli della legatoria La Taglierina - ed è un peccato perché un palazzo darebbe una bella ripulita all'ambiente. Io in negozio mi sono dovuta attrezzare con un campanello apriporta, ho paura. C'è anche un asilo vicino. In più non esiste un limitatore di velocità e le auto sfrecciano veloci. Vorremmo un po' d'ascolto e considerazione da parte del Comune».

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