Il Tirreno

Livorno

I timori di commercianti e circoli

Vendite a rischio e dubbi sui ragazzini

Ivano Albieri
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Ivano Albieri

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 LIVORNO. Il censimento dei pescasportivi rischia di portarsi in dote una serie di problemi non indifferenti.  Il primo, se come in molti paventano la registrazione finirà con l'avvenire a pagamento, è quello legato all'indotto della pesca, ovvero a chi vende lenze, canne ed attrezzature.  «Temo che questa potrebbe essere un'altra mazzata per noi negozianti di pesca - spiega Massimo Innocenti, dalla "Casa del Pescatore" - come quella che arrivò quando vennero vietate reti e tramagli ai pescasportivi e che ci causò una sforbiciata non indifferente degli incassi. Dovete pensare che tra chi va a pescare ci sono anche persone, come molti pensionati, che vengono da noi e comprano anche solo 30 centesimi di bachini di sego - sottolinea Innocenti - e credo che si troverbbero in difficoltà se dovessero pagare per poter pescare. E poi molti appassionati - rileva sempre il negoziante - si domandano cosa avverrà con i bambini, che tradizionalmente vengono portati a pescare da genitori e nonni».  Un problema questo che viene sottolineato anche da Salvatore Gioia, dirigente del Circolo della Pesca di Antignano. Il sodalizio del porticciolo infatti organizza ogni anno corsi di pesca per ragazzini, sia maschi che femmine, e cerca sempre di schierare una squadra giovanile alle gare di pesca in mare. «Sembrerebbe proprio che dovremo iscriverli tutti ai registri della Capitaneria - nota Gioia - e speriamo proprio di non dover pagare per farlo, anche se il fatto che venga richiesto il codice fiscale non lascia certo ben sperare in questo senso. E poi - conclude Gioia - non capisco come farà la Capitaneria a gestire tutte queste iscrizioni: farebbero meglio a demandarle ai circoli».

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