Gioco
Molestie del caporal maggiore al parà
Lara Loreti
Violenze sessuali e minacce in ufficio alla caserma Vannucci: un anno e 4 mesi
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LIVORNO. Molestie sessuali sul lavoro e insulti. E ancora violenze e minacce. Il tutto si sarebbe ripetuto per circa tre mesi, nei confronti di un collega di grado inferiore. Il caso all'interno della caserma Vannucci della Folgore, in un ufficio logistico del 187esimo reggimento. Accusato delle violenze, Daniele Mazzola, 31 anni di Palermo, da tempo in servizio all'Ardenza. All'epoca dei fatti era caporal maggiore scelto mentre la vittima, 29 anni, aveva un grado inferiore, quello di caporal maggiore. Mazzola ha patteggiato un anno e quattro mesi e per un periodo è stato sospeso dal servizio. La vittima invece per circa sei mesi non ha potuto lavorare in quanto sotto choc per quanto subito. In questi giorni, il ventinovenne ha presentato istanza per il risarcimento civile e a giorni partirà la causa civile. Assistito prima dall'avvocato Leandro Comaschi di Pisa, e ora da Pietro Visalli, dell'omonimo storico studio in via Pieroni, il ventinovenne ha deciso di chiedere i danni. La sentenza è stata emessa dal giudice Rinaldo Merani nell'aprile 2009 e si riferisce a fatti avvenuti tra l'ottobre 2007 al gennaio 2008, quando il giovane preso di mira ha presentato la querela. Il caso era stato seguito dalla pm Carla Bianco. Il giudice per Mazzola ha disposto la pena di un anno e 4 mesi di reclusione (sospesa) e il pagamento delle spese per 1200 euro. Come emerge dalla denuncia presentata ai carabinieri, tutto comincia quando la vittima e il suo capo iniziano a lavorare nello stesso ufficio. Con loro presta servizio anche un altro giovane, che poi diventerà testimone dei fatti. Dopo pochi mesi dall'inizio del nuovo lavoro, Mazzola avrebbe cominciato a molestare il suo inferiore. All'origine delle aggressioni ci sarebbe la gelosia nei confronti della vittima, che sul lavoro si dimostra sveglia e preparata, avendo dimestichezza con i computer e con la materia. Il ventinovenne nella denuncia evidenzia di aver più di una volta corretto errori commessi da Mazzola. Fatto sta che il sottoposto (che all'epoca aveva 27 anni) viene preso di mira. «Sei un infame». E ancora: «Non mi cantare al maresciallo». Frasi come queste sarebbero state affiancate a violenze vere e proprie, come emerge dalla denuncia e come viene poi riportato nella sentenza del giudice. La vittima sarebbe stata palpeggiata durante il servizio e avrebbe ricevuto proposte spinte. Le molestie si sarebbero ripetute per mesi, anche davanti all'altro collega. Il militare più giovane riferisce di essere stato anche offeso: «Guadagni poco, non vali niente». E in un'occasione il giovane sarebbe stato sbattuto sulla scrivania. Oltre alle violenze, Mazzola viene accusato di minacce. «Se ieri mi accompagnavi a Montenero ti avrei ammazzato di botte», avrebbe detto. Nella sentenza vengono citate altre espressioni minacciose come: «Ti taglio le gomme della macchina» e «Ti vernicio i vetri della macchina così non puoi più camminare». Nei prossimi giorni dovrebbe iniziare il processo civile.
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