Il Tirreno

Livorno

LA LETTERA

Non bisogna aver paura di una società laica

Stefano Turini

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 Visti i due interventi ricollegantisi al commento di Iacono, mi ritrovo maggiormente nella sintesi di Polacco piuttosto che nel lungo e tortuoso percorso di Guastalla. Ciascuno ha i suoi gusti e, specialmente in tema di monumenti, l'estetica è talmente soggettiva che non vedo come si possa, aprioristicamente, degradare un progetto in itinere solo perché affidato ad un artista reo di non essere Michelangelo: non me ne voglia il nostro Vescovo, detto bonariamente, ma nemmeno il comtraente è Giulio II...  Confidando quindi che il risultato, se si approderà ad esso, sarà accettabile non mi pare onestamente che questo sia il punto fondamentale della questione che rimane, a mio parere di cattolico che non vuole "imporre" la propria cultura agli atri credenti o non credenti, quello di un segnale di "supremazia" che una moderna società dovrebbe saper gestire.  Che poi abbia ragione Iacono a definire come discriminatoria, almeno a livello di trattamento delle varie fedi, la nostra società è dimostrato dalle incongruenze tra dettato costituzionale e trattati internazionali sottoscritti e modalità applicate in Italia. Le decine di sigle che hanno firmato, tanto per fare un esempio, vari ricorsi sulla scuola pubblica e tra esse le rappresentanze istituzionali di ebrei e valdesi, dimostrano poi che qualche problema aperto esiste.  Insomma, se un laico non deve temere la statua della Madonna, alla pari ritengo che da cattolico non debba temere una società laica.

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