Il Tirreno

Livorno

«Yuri non è stato picchiato in cella»

Juna Goti
A destra una bella foto di Yuri Attinà, 28 anni, scomparso mercoledì nel carcere delle Sughere
◗
A destra una bella foto di Yuri Attinà, 28 anni, scomparso mercoledì nel carcere delle Sughere

L'autopsia esclude una morte violenta. I consulenti: forse l'ha ucciso il gas

2 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Nessun segno di violenza: niente lividi, contusioni o ematomi evidenti. A uccidere Yuri Attinà - il giovane livornese morto lo scorso mercoledì in una cella del carcere delle Sughere - sarrebbe stato il gas. A confermarlo (anche se per determinare con precisione le cause della morte serviranno nuovi accertamenti) è l'autopsia eseguita ieri al cimitero dei Lupi.

A eseguirla è stato il medico legale Luigi Papi, alla presenza del consulente nominato dalla famiglia della vittima, il dottor Stefano Pierotti di Pistoia.  La sorella e la nipote di Yuri Attinà (Donatella e Valentina Marchetti), appena venute a conoscenza della tragica scomparsa, hanno infatti deciso di rivolgersi a un legale, l'avvocato Giovanni Izzi di Pisa.

«Yuri era sano - hanno ripetuto all'indomani della scomparsa - non può essere morto di infarto: vogliamo che sia fatta chiarezza».  Ieri in tarda mattinata, dopo l'affidamento degli incarichi in Procura, i medici legali hanno eseguito l'autopsia sul corpo del ragazzo disposta dal sostituto procuratore Massimo Mannucci, dopo l'apertura di un fascicolo (dovuto) contro ignoti.  Secondo quanto riferito dal consulente della famiglia, «dopo un esame accurato non sono emersi segni di percosse o violenza».

In altre parole Yuri Attinà non è stato picchiato. Allo stesso tempo, i familiari, hanno invece riferito di aver notato un colore violaceo sul collo e sulla schiena, pur non escludendo che questo possa ricollegarsi alla stasi del sangue.  Sempre stando a quanto appreso al termine dell'autopsia (andata avanti fino alle prime ore del pomeriggio) saranno necessari ulteriori esami di carattere istologico e tossicologico per capire cosa ha davvero causato la morte del giovane. Al momento l'ipotesi più accreditata sembra essere quella del gas.

Gli inquirenti stanno infatti pensando di sequestrare uno dei fornellini-bomboletta usati dai detenuti all'interno delle celle. Strumenti che servono ovviamente a scaldare il cibo, ma che spesso si trasformano nelle uniche vie di fuga possibili dalla disperazione.  Proprio un fornellino, usato come inalatore di gas, potrebbe avere provocato l'infarto. Ma per avere gli esiti degli esami richiesti dal medico legale e dai consulenti di parte - e quindi stabilire se davvero si tratta, come sembra, di morte accidentale o di morte naturale - servirà ancora qualche settimana.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Lutto

Addio a Fabio Vantaggiato, direttore generale di Gesam Reti

di Redazione Lucca