Videopoker peggio del racket
Parlano i volontari del centro-aiuto della Misericordia
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«Dal nostro centro passano almeno cento famiglie e imprese ogni anno. E senza troppe differenze dall'uno all'altro, neanche in questa fase di crisi choc». Giovanni Filippi è da una dozzina di anni al timone della Fondazione toscana prevenzione usura, quartier generale alla Misericordia di via Verdi («l'"ambulatorio" lo apriamo il mercoledì mattina alle 9 talvolta fino alle 14»): ha visto passar tantissime storie personali davanti alla sua scrivania. «Più che del racket, - aggiunge - io direi che bisogna aver paura del gioco». Il riferimento è ai videopoker e alle scommesse («inizialmente avevamo escluso dai nostri interventi questo tipo di indebitamenti, poi il ministero ha chiarito che c'è una dipendenza dal gioco paragonabile a quella dalle droghe». In realtà, il concetto è assai più ampio: «Sarebbe indispensabile una maggiore diffusione della consapevolezza nell'uso del denaro, tavolta i guai cominciano quando ci si indebita in modo impossibile da reggere». Non c'entra però solo l'abitudine di noi livornesi a far le "cicale" spendaccione. «Talvolta - rileva Filippi - è anche difficile intervenire a sostegno: soprattutto in settori dove c'è un'altissima quota di "nero" o di contributi e tasse evase». E l'indebitamento delle famiglie? «Càpita di scoprire che i debiti in collo ai genitori servano in realtà per creare una attività in proprio al figlio che non riesce a trovare un lavoro dipendente». Filippi lascia sul piatto un interrogativo: parte delle pensioni di oggi hanno uno standard tale da poter aiutare i figli, ma fra 15-20 anni invece i futuri pensionati le avranno dimezzate e saranno a malapena in grado di provvedere a sé stessi. «Chi li aiuterà i figli?».
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