Toscana
Usura, siamo a rischio più di Trapani
Mauro Zucchelli
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RISCHIO USURA. In aumento negli ultimi anniAllarme di Sos Impresa. L'Osservatorio Cnel: Livorno la più esposta in Toscana
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LIVORNO. La sberla arriva dal "Rapporto 2010" di Sos Impresa, il braccio operativo di Confesercenti sul fronte caldissimo dell'anti-racket: quanto a rischio usura la nostra provincia sta peggio di Trapani e Crotone. Lo dicono le anticipazioni messe nero su bianco da "Repubblica". Insieme alla Valdinievole pistoiese, il territorio livornese è il ventre molle dello strozzinaggio ai danni di famiglie e imprese: stiamo parlando della «percentuale di attività schiacciate dagli strozzini in rapporto al totale degli esercizi commerciali».
Il quartier generale dell'organizzazione punta il dito soprattutto contro la situazione nelle isole dell'Arcipelago. Ovviamente Elba in testa: basti ricordare che non più di due mesi fa si è concluso con cinque condanne e due assoluzioni - dopo una camera di consiglio durata quasi 11 ore - il processo di primo grado a Giovanni Marandino, ritenuto dagli inquirenti l'ex braccio destro del boss Raffaele Cutolo.
Ed è ancora a Portoferraio che gli 007 delle Fiamme Gialle mettono i sigilli nel giugno scorso all'hotel di un imprenditore di Pontasserchio finito nei guai con l'accusa di usura: gli sequestrano 69 appartamenti, 59 magazzini più una dozzina di fabbricati industriali, trenta terreni, una azienda agricola, 13 conti correnti e quattro società di capitali. Non basta: in giugno è finita sotto processo una ex barista ottantenne, denunciata da due persone che hanno raccontato di aver avuto prestiti con interessi al 40% al mese.
In realtà, le indagini e gli episodi di cronaca nera raccontano solo la punta dell'iceberg: il nodo scorsoio del prestito-trappola già stretto al collo del malcapitato. Però la (grande) parte nascosta è quella di chi è in bilico: non è ancora finito in pasto ai "cravattari" ma è in procinto di finirvi: l'una è lo strozzinaggio come reato, l'altro è il rischio usura. E' quest'ultimo che si allarga su un mare di famiglie e imprese, grande «quasi cento volte tanto quello di chi è già nelle mani degli usurai. Lo dice l'esperienza di uno fra i volontari che provano a mettere un argine a questo fenomeno così pervasivo e così nascosto («la vittima non solo sta zitta per paura, spesso è grata a chi gli ha prestato i soldi»).
Il termometro per misurare questa "febbre" è il rapporto finale del Cnel (Osservatorio socio-economico sulla criminalità): la provincia di Livorno presenta il tasso di rischio più alto in Toscana, è nell'Olimpo delle prime 12 in tutto il Centro Nord della penisola. La ricerca mette a fuoco un mix di aspetti: analizza la pericolosità sociale del territorio (e dunque la presenza di criminalità organizzata), passa al setaccio alcuni parametri macroeconomici relativi alla vulnerabilità del sistema produttivo locale, mette in elenco le statistiche penali specifiche.
Risultato: un indicatore che supera del 27% la media nazionale, del 61% il dato di Pisa, del 94% quello di Lucca e del 122% quello di Firenze. Senza contare che mostra un indica di rischio pari a tre vole e mezzo quello di Prato, a cinque volte quello di Padova o Pavia, a 10-12 volte quello di Verona, Lecco o Parma, che sono fra le province più virtuose. E' un peggioramento secco: l'analogo studio compiuto dieci anni fa da un'équipe dell'università Bocconi per il ministero dell'economia segnalava che almeno due province toscane (Massa e Prato) se la cavavano peggio di noi come rischio potenziale di usura.
Resta lì come una polveriera pronta a esplodere l'indebitamento crescente dei livornesi: secondo gli artigiani Cgia, erano cresciuti del 66% in cinque anni nella prima metà di questo decennio, adesso hanno fatto un balzo del 47% negli ultimi due anni. L'unico dato positivo: le statistiche bancarie raccontano che siamo fra i più puntuali di tutta Italia a pagare, solo il 2,2% di sofferenze. Ammesso che anche questa non sia solo la punta dell'iceberg e la parte sommersa non stia affondando.
Il quartier generale dell'organizzazione punta il dito soprattutto contro la situazione nelle isole dell'Arcipelago. Ovviamente Elba in testa: basti ricordare che non più di due mesi fa si è concluso con cinque condanne e due assoluzioni - dopo una camera di consiglio durata quasi 11 ore - il processo di primo grado a Giovanni Marandino, ritenuto dagli inquirenti l'ex braccio destro del boss Raffaele Cutolo.
Ed è ancora a Portoferraio che gli 007 delle Fiamme Gialle mettono i sigilli nel giugno scorso all'hotel di un imprenditore di Pontasserchio finito nei guai con l'accusa di usura: gli sequestrano 69 appartamenti, 59 magazzini più una dozzina di fabbricati industriali, trenta terreni, una azienda agricola, 13 conti correnti e quattro società di capitali. Non basta: in giugno è finita sotto processo una ex barista ottantenne, denunciata da due persone che hanno raccontato di aver avuto prestiti con interessi al 40% al mese.
In realtà, le indagini e gli episodi di cronaca nera raccontano solo la punta dell'iceberg: il nodo scorsoio del prestito-trappola già stretto al collo del malcapitato. Però la (grande) parte nascosta è quella di chi è in bilico: non è ancora finito in pasto ai "cravattari" ma è in procinto di finirvi: l'una è lo strozzinaggio come reato, l'altro è il rischio usura. E' quest'ultimo che si allarga su un mare di famiglie e imprese, grande «quasi cento volte tanto quello di chi è già nelle mani degli usurai. Lo dice l'esperienza di uno fra i volontari che provano a mettere un argine a questo fenomeno così pervasivo e così nascosto («la vittima non solo sta zitta per paura, spesso è grata a chi gli ha prestato i soldi»).
Il termometro per misurare questa "febbre" è il rapporto finale del Cnel (Osservatorio socio-economico sulla criminalità): la provincia di Livorno presenta il tasso di rischio più alto in Toscana, è nell'Olimpo delle prime 12 in tutto il Centro Nord della penisola. La ricerca mette a fuoco un mix di aspetti: analizza la pericolosità sociale del territorio (e dunque la presenza di criminalità organizzata), passa al setaccio alcuni parametri macroeconomici relativi alla vulnerabilità del sistema produttivo locale, mette in elenco le statistiche penali specifiche.
Risultato: un indicatore che supera del 27% la media nazionale, del 61% il dato di Pisa, del 94% quello di Lucca e del 122% quello di Firenze. Senza contare che mostra un indica di rischio pari a tre vole e mezzo quello di Prato, a cinque volte quello di Padova o Pavia, a 10-12 volte quello di Verona, Lecco o Parma, che sono fra le province più virtuose. E' un peggioramento secco: l'analogo studio compiuto dieci anni fa da un'équipe dell'università Bocconi per il ministero dell'economia segnalava che almeno due province toscane (Massa e Prato) se la cavavano peggio di noi come rischio potenziale di usura.
Resta lì come una polveriera pronta a esplodere l'indebitamento crescente dei livornesi: secondo gli artigiani Cgia, erano cresciuti del 66% in cinque anni nella prima metà di questo decennio, adesso hanno fatto un balzo del 47% negli ultimi due anni. L'unico dato positivo: le statistiche bancarie raccontano che siamo fra i più puntuali di tutta Italia a pagare, solo il 2,2% di sofferenze. Ammesso che anche questa non sia solo la punta dell'iceberg e la parte sommersa non stia affondando.
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