Gioco
Fuori dal carcere una grande folla chiede la verità
Martina Corirossi
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La protesta organizzata ieri per chiedere verità sulla morte di Yuri. A destra i fiori e lo striscione sistemati allingresso delle Sughere Le mamme di Lonzi e Franceschi si stringono al dolore dei familiari: troppi morti, ora basta
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LIVORNO. Un mazzo di rose bianche all'ingresso del carcere, cori contro gli agenti, petardi, fumogeni e tanto sdegno. Sono solo alcune delle immagini della manifestazione organizzata ieri pomeriggio dal comitato "Verità per Yuri" davanti alle Sughere. Il caso Attinà riaccende i riflettori sul carcere livornese: oltre una quindicina tra decessi e suicidi in appena dieci anni. Maria Ciuffi, la madre di Marcello Lonzi (scomparso tra quelle stesse mura nel 2003) è intervenuta per portare conforto e solidarietà ai familiari: «Quando ho appreso la notizia mi è sembrato di rivivere quei momenti. Mio figlio che stava bene, poi la morte. Un arresto cardiaco, mi dicono. Ma i compagni di cella dormivano, non hanno visto nulla». Le fa eco Cira Antignano, madre del viareggino Daniele Franceschi, morto in un carcere francese: «Tutto questo è desolante, significa che non è cambiato niente». È ancora presto - dicono i familiari e gli amici - per fare congetture. Certo è, che la versione del malore non convince Donatella, la sorella del giovane: «Chi lo conosceva sa che Yuri era un ragazzone robusto. Aveva avuto dei problemi di tossicodipendenza, ma non era malato. In carcere, paradossalmente, ci sembrava quasi sicuro, lontano dalla droga. E invece...» Il corteo si è poi spostato sotto gli alloggi dei detenuti per testimoniare tutta la solidarietà a chi «subisce gli effetti del sovraffollamento carcerario». «Basta col fatalismo e la retorica - dice Omar Franconi, uno dei promotori dell'iniziativa - c'è una responsabilità morale e politica di tutta la città verso chi muore o si suicida in cella. Continueremo a fare pressione sul garante, Marco Solimano, che può avere accesso agli atti». Tanta la rabbia e la voglia di risposte per questa ennesima morte. «I livornesi - ironizzano in modo amaro al microfono - sono a loro insaputa un popolo di cardiopatici, ma lo scoprono solo dopo essere entrati alle Sughere».
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