Attenzione
Asl revoca 280 part time, è caos
Anna Cecchini
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A fianco alcuni infermieri al lavoro nell’ospedale cittadino e sotto Daniela Boem della FialsFials: «Si calpestano i diritti dei lavoratori, potevano assumere più persone»
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LIVORNO. Dal primo marzo l'Asl revocherà tutti i contratti di lavoro part-time. In pratica quei 280 dipendenti che lavorano per un tempo inferiore alle 36 ore settimanali vedranno cancellare la loro organizzazione di lavoro (e di vita). In un secondo tempo sarà l'Asl a decidere se concedere o meno contratti a tempo parziale. Altrimenti tutti saranno trasformati in tempo pieno.
A insorgere contro la revoca dei part time è il sindacato Fials, che senza mezzi termini spiega come si tratti di «una sorta di ricatto, per costringere questi 280 dipendenti, il 90% donne che hanno scelto il part-time perché hanno oggettivi problemi a organizzare la loro famiglia, a tornare a tempo pieno». La comunicazione dell'Asl è arrivata prima di Natale, sia ai sindacati che ai dipendenti interessati.
«Tenuto conto sia dell'importante processo di riorganizzazione in atto - scrive l'Asl - sia della ridotta possibilità di disporre di nuove assunzioni ed essendo obbiettivo di questa direzione un utilizzo ottimale delle risorse umane disponibili, si reputa necessario procedere a una rivalutazione generale dei provvedimenti di trasformazione dei rapporti di lavoro da tempo pieno atempo parziale».
Un'operazione che l'Asl farà in tre fasi. Dal 1º marzo, come si spiega nel documento, «saranno revocati tutti i contratti di part-time», poi entro l'11 febbraio tutti i dipendenti interessati dovrannno presentare all'azienda la domanda. L'Asl, nel frattempo, procederà a pubblicare l'elenco dei part-time concedibili «corrispondenti sia ai principi indicati sia alle esigenze aziendali». Infine, da marzo, «si prevede il rientro a tempo pieno per i dipendenti per i quali la concessione del part-time non verrà riconfermata».
«L'Asl - dice Daniela Boem, rappresentante del Coordinamento donne Fials e del Comitato pari opportunità dell'Asl 6 - si rifà alla legge 183 del 2010, interprentandola però come una revoca totale dei part-time. È assurdo, soprattutto se si pensa che nel piano assunzioni 2010 l'Asl ha chiarito che a fronte delle 150 persone in uscita ne sarebbero state assunte a ruolo solo 46. A novembre ci è stato detto che, con la riorganizzazione in atto, questo numero di assunzioni sarebbe bastato. Adesso però si revocano tutti i part-time, appellandosi alla stessa riorganizzazione aziendale».
Fials sottolinea che «invece di costringere 280 persone a lavorare a full-time, sarebbe meglio assumere qualcuno. Anche perché, con la revoca dei tempi parziali, si ledono i diritti dei dipendenti, ma non si risparmia». Quello che più fa indignare il Fials è il fatto che, qualora l'Asl decidesse di concedere nuovamente alcuni part-time, stabilirà anche l'organizzazione di lavoro.
«Nella domanda - prosegue Bohem - da presentare entro l'11 febbraio, i lavoratori dovranno indicare solo il monte orario settimanale che vorrebbero effettuare, fra 18 ore e 24 ore, ma sarà l'Asl a decidere il tipo di part-time, conformemente al calendario dei turni fissati ogni mese dal reparto in cui opera il dipendete. È chiaro che i lavoratori, anche se dovessero ottenere il part-time, non avrebbero un orario fisso e ciò andrebbe a vanificare il senso stesso di una contratto part-time, perché non potrebbero organizzare chiaramente la loro vita. Questo è un modo per far sì che le persone tornino a tempo pieno, oppure ottenere il loro licenziamento».
A insorgere contro la revoca dei part time è il sindacato Fials, che senza mezzi termini spiega come si tratti di «una sorta di ricatto, per costringere questi 280 dipendenti, il 90% donne che hanno scelto il part-time perché hanno oggettivi problemi a organizzare la loro famiglia, a tornare a tempo pieno». La comunicazione dell'Asl è arrivata prima di Natale, sia ai sindacati che ai dipendenti interessati.
«Tenuto conto sia dell'importante processo di riorganizzazione in atto - scrive l'Asl - sia della ridotta possibilità di disporre di nuove assunzioni ed essendo obbiettivo di questa direzione un utilizzo ottimale delle risorse umane disponibili, si reputa necessario procedere a una rivalutazione generale dei provvedimenti di trasformazione dei rapporti di lavoro da tempo pieno atempo parziale».
Un'operazione che l'Asl farà in tre fasi. Dal 1º marzo, come si spiega nel documento, «saranno revocati tutti i contratti di part-time», poi entro l'11 febbraio tutti i dipendenti interessati dovrannno presentare all'azienda la domanda. L'Asl, nel frattempo, procederà a pubblicare l'elenco dei part-time concedibili «corrispondenti sia ai principi indicati sia alle esigenze aziendali». Infine, da marzo, «si prevede il rientro a tempo pieno per i dipendenti per i quali la concessione del part-time non verrà riconfermata».
«L'Asl - dice Daniela Boem, rappresentante del Coordinamento donne Fials e del Comitato pari opportunità dell'Asl 6 - si rifà alla legge 183 del 2010, interprentandola però come una revoca totale dei part-time. È assurdo, soprattutto se si pensa che nel piano assunzioni 2010 l'Asl ha chiarito che a fronte delle 150 persone in uscita ne sarebbero state assunte a ruolo solo 46. A novembre ci è stato detto che, con la riorganizzazione in atto, questo numero di assunzioni sarebbe bastato. Adesso però si revocano tutti i part-time, appellandosi alla stessa riorganizzazione aziendale».
Fials sottolinea che «invece di costringere 280 persone a lavorare a full-time, sarebbe meglio assumere qualcuno. Anche perché, con la revoca dei tempi parziali, si ledono i diritti dei dipendenti, ma non si risparmia». Quello che più fa indignare il Fials è il fatto che, qualora l'Asl decidesse di concedere nuovamente alcuni part-time, stabilirà anche l'organizzazione di lavoro.
«Nella domanda - prosegue Bohem - da presentare entro l'11 febbraio, i lavoratori dovranno indicare solo il monte orario settimanale che vorrebbero effettuare, fra 18 ore e 24 ore, ma sarà l'Asl a decidere il tipo di part-time, conformemente al calendario dei turni fissati ogni mese dal reparto in cui opera il dipendete. È chiaro che i lavoratori, anche se dovessero ottenere il part-time, non avrebbero un orario fisso e ciò andrebbe a vanificare il senso stesso di una contratto part-time, perché non potrebbero organizzare chiaramente la loro vita. Questo è un modo per far sì che le persone tornino a tempo pieno, oppure ottenere il loro licenziamento».
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