Il Tirreno

Livorno

Residenti contro i camion: in via del Limoncino rispuntano i cartelli

In alto il cartello di divieto per i camion installato dai residenti al Limoncino
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In alto il cartello di divieto per i camion installato dai residenti al Limoncino

Il comitato torna all'attacco: la strada è privata Ma il Comune ribadisce che così non hanno valore

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LIVORNO. L a storia infinta: ai piedi del monte La Poggia, all'angolo tra via del Limoncino e via della Valle Benedetta, sono spuntati di nuovo i cartelli che indicano il divieto di transito ai mezzi superiori a 30.5 quintali. A installarli sono stati, per la seconda volta, gli abitanti che da mesi protestano contro le realizzazione della discarica speciali al posto dell'ex cava. «Questa strada è privata - ripetono la portavoce del comitato, Rosaria Scaffidi, e l'avvocato Patrizio Rossi - e non idonea al passaggio di camion. E' vero, il sito industriale esiste dagli anni Trenta, ma i mezzi che una volta erano diretti alla cava non sono i bestioni che passano oggi».  «Il 26 giugno del 2000 - sottolinea Rossi - i frontisti e la famiglia Bellabarba hanno firmato un accordo in cui era previsto che una volta cessata l'attività estrattiva i proprietari avrebbero lasciato il sito e rispristinato la strada già rovinata dai mezzi. Invece è spuntata la discarica».  E' chiaro che la questione della strada - vicinale a uso pubblico secondo il Comune - non è tanto l'elemento intorno a cui ruota la protesta, quanto una delle «falle» che secondo il comitato può impedire (o quantomeno ritardare) la realizzazione dell'impianto. «Se davvero la strada è vicinale a uso pubblico - riprende Rossi - allora faremo causa perché il Comune è inadempiente da anni: la legge dice che deve pagare dalla metà a un quinto delle spese, cosa mai avvenuta. Il 30 novembre abbiamo inviato una lettera al municipio: la strada è camionabile oppure no? Rispondano chiaramente».  Il botta e risposta non si ferma: ma cosa accadrà ai cartelli? L'ultima volta da Palazzo Civico hanno inviato una ditta per rimuoverli e installarne di nuovi. «I pannelli - ribadisce il vicesindaco Cristiano Toncelli - non hanno valore perché non sono accompagnati dall'apposita ordinanza. La prossima settimana invieremo nuovamente al comitato l'ordinanza (già emessa) che stabilisce che la strada è percorribile da qualunque mezzo purché non superi i trenta chilometri orari». «Dopodomani - riprende - partiranno i lavori per la messa in sicurezza del tratto che porta al sito: abbiamo sollecitato la ditta Bellabarba affinché anticipil'intervento rispetto a quanto stabilito dalla convenzione». Che dice solo che i lavori devono essere effettuati «prima della messa in funzione della discarica». «La messa in sicurezza - chiude Toncelli - è stata richiesto più volte dagli stessi abitanti».  Ma la polemica non si placa. Anzi. Dopo l'intervista rilasciata al Tirreno da Federico Bellabarba, dal comitato scrivono: «L'imprenditore ha affermato che Comune e Provincia gli hanno proposto di realizzare la discarica. Frase di una gravità inaudita: confidiamo che la magistratura, che sta già indagando sull'intera vicenda, faccia chiarezza». E ancora: «La discarica può inquinare i terreni e le acque sottostanti. Nella parte demaniale c'è ancora il cosiddetto Fosso del Diavolo, mentre nella proprietà Canaccini una sorgente dà da bere ad alcune famiglie». «Nella carta della pericolosità fatta nel'97 da Michelucci e Rafanelli - chiudono Rossi e Scaffidi - l'area di cava è segnalata come di livello 4, ovvero "con erosione marcata e dissesto in atto". La perizia fatta dal nostro geologo, Andrea Pozzolini, lo conferma. La verità sta in quello che hanno scritto pochi anni fa o in quello che dicono oggi?». J.G.

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di Redazione web