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Dal mal di gola al morbo: un calvario lungo due anni
I medici: «I parenti non l'hanno mai lasciata sola». Escluso il rischio contagio
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LIVORNO. Due anni di calvario. Due anni senza speranza: vittime - chi ha il nome scritto sulla cartellina e il resto della famiglia - di un dolore che aggredisce per caso, nascosto in un boccone di carne. E' stato così per i parenti della mamma livornese che ha contratto la versione umana del morbo della mucca pazza: una diagnosi choc, se si pensa che tutto è iniziato con un forte mal di gola e qualche problema di concentrazione. La malattia, rarissima, è piombata sulla famiglia come un macigno, dopo mille incertezze, paure, speranze. E si è trasformata in un labirinto senza uscita. «Negli ultimi cinque mesi - racconta Elena D'Imporzano, operatrice del reparto di cure palliative dell'ospedale livornese - non hanno mai lasciato sola la persona cara». «In questo momento di dolore - riprende - i parenti hanno chiesto a tutti di mantenere la massima riservatezza e il massimo rispetto: posso solo dire che hanno dimostrato una grande forza e una grande dedizione. A loro va l'abbraccio di tutti noi». A testimoniare il calvario di questa famiglia - che per due anni si è divisa tra esami, diagnosi choc e letti di ospedale - è anche il primario di rianimazione, Paolo Roncucci. «Quando ci troviamo di fronte a malattie degenerative come questa - interviene - non è facile trovare la forza di andare avanti. Le famiglie, non solo i pazienti, hanno bisogno di un grande sostegno. Queste persone hanno diostrato davvero grande affetto e dignità».
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