Gioco
Celle affollate, manutenzione ko
Luciano De Majo
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Solimano Filippi e Solimano: ma il carcere è disposto al dialogo
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LIVORNO. Quasi quattro ore dentro il carcere. A discutere con i vertici del penitenziario, con lo staff medico e, a sorpresa, con una delegazione dei detenuti che fanno parte della sezione dove è morto Yuri Attinà. Il senatore Marco Filippi e il garante dei detenuti della città, Marco Solimano, ieri pomeriggio hanno varcato i cancelli delle Sughere, ricavando da questa loro mezza giornata trascorsa dietro le sbarre indicazioni che non hanno esitato a definire «molto utili». Tanto Filippi quanto Solimano concordano sulla bontà della ricostruzione dell'episodio fornita dal personale sanitario del carcere. «Ci sono anche le riprese delle telecamere della sezione - hanno detto i due ieri sera all'uscita dal penitenziario - che confermano il puntuale resoconto degli interventi effettuati nel tentativo di salvare questo detenuto. Resta da chiarire il motivo della morte di questo giovane, ma è logico che sarà l'autopsia a stabilirlo». Rimane anche il problema del numero elevato dei decessi all'interno del nostro carcere, che rappresenta il cuore della questione. Ed è di questo che Solimano e Filippi hanno parlato con la delegazione di detenuti che hanno incontrato. «Non trattandosi di un incontro programmato - dice il garante dei detenuti - assume un valore ancora maggiore e testimonia della disponibilità del carcere a promuovere e sostenere il dialogo». Ancora una volta, il problema maggiore che i detenuti segnalano, nella vita carceraria di tutti i giorni, è il sovraffollamento di una struttura che continua a gonfiarsi di ospiti e che è in condizioni di manutenzione a dir poco precarie. «Non saranno fatti che hanno attinenza diretta con questo decesso - argomenta il senatore del Pd - ma si tratta di elementi che riguardano la qualità della vita all'interno della struttura, e come tali importantissimi». Rincara la dose il garante dei detenuti Solimano: «Più detenuti, meno agenti di polizia penitenziaria, non un soldo neppure per gli interventi minimi. Questo significa che se si brucia una lampadina, è forte il rischio di rimanere al buio. Credo, con buona pace dei proclami del ministro Alfano, che queste non siano condizioni di vivibilità e di civiltà minima per una comunità democratica. Lo diciamo da tempo, non possiamo che ribadirlo adesso». Qualche elemento di tensione all'interno della sezione dove ha perso la vita Attinà c'era. «I detenuti - ha detto Solimano - avevano dato vita a una protesta nella quale volevano esprimere il loro dolore per un compagno di detenzione morto all'improvviso, a 28 anni appena. Ma quando ci abbiamo parlato noi, i rappresentanti dei detenuti hanno segnalato i loro problemi con chiarezza e con serenità. E' stata un'occasione di confronto importante perché, ripeto, giunta senza alcun preavviso. Penso che la città di Livorno con questa visita in carcere abbia dimostrato ancora una volta il suo impegno per i detenuti e per la qualità della loro vita».
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