Il Tirreno

Livorno

Lega Coop commenta il patto sulle banchine

«Anche un cartello è meglio della concorrenza sfrenata»

Ivano Martelloni
◗
Ivano Martelloni

2 MINUTI DI LETTURA





 LIVORNO. «Non c'è nessuna logica spartitoria. E' solo un accordo tra due soggetti che fanno parte della stessa famiglia, quella della cooperazione, per il quale mi sono personalmente speso. Qualcuno lo definisce un cartello? Ben vengano i cartelli se puntano a far crescere le aziende e ad aumentare la qualità del lavoro in porto». Ivano Martelloni, presidente della Lega Cooperative, è uno degli artefici del patto tra Compagnia Portuale e Unicoop Servizi.  Allora, Martelloni, Unicoop e Compagnia vogliono spartirsi il porto per distruggere la concorrenza?  «No, non c'è nessuna logica spartitoria. Le due cooperative provano a collaborare, evitando di farsi del male, evitando cioè di competere sul ribasso tariffario che poi inevitabilmente si traduce in un peggioramento delle condizioni dei lavoratori. Tanto per chiarire: finora non è stato firmato alcun accordo. C'è un dialogo che va avanti da mesi e che comincia a dare frutti».  Sono stati gli stessi dirigenti delle due cooperative a ipotizzare una spartizione: il lavoro dei traghetti a Unicoop, il resto alla Compagnia.  «Noi non entriamo nei dettagli. Anche se volessimo, non ne avremmo la forza. Però il principio non è sbagliato. Se due aziende fanno la stessa cosa, prima o poi entrano in conflitto. Noi abbiamo cercato di ribaltare questa logica. Dato che nel porto ci sono tanti ambiti, è molto meglio che le aziende puntino a specializzarsi in settori diversi diventando complementari».  Ma se in porto c'è una sola azienda che fornisce un certo servizio, viene meno la concorrenza. Non è questo un cartello lesivo della concorrenza?  «Rispondo con una provocazione: di questi cartelli ne vorrei tanti, visto che puntano a far crescere le aziende e ad aumentare il livello del porto. Francamente questa critica non la capisco: spesso viene da chi ha l'interesse a che le due cooperative litighino per abbassare le tariffe».  Voi sostenete che, concedendo a Sintermar la possibilità di lavorare su un accosto pubblico, si sono violate le regole?  «Noi siamo per il pieno rispetto della legge e delle normative e ordinanze che sono state emanate. Le vogliamo ricordare? Gli accosti pubblici sono per legge riservati alle imprese art. 16, che la legge prevede in qualità di imprese non certo per asservire gli art. 18 dalle quali resterebbero inevitabilmente subalterne, ma per sviluppare una loro attività nel campo delle operazioni portuali.  L'impresa art. 18, come Sintermar, deve aver chiaro di poter espletare traffici e contratti sulla base delle autorizzazioni che ha, riferite al proprio terminal, e non certo pretendendo di andare a occupare aree pubbliche del porto». (cri.me.)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web