Il Tirreno

Livorno

L'accordo alla Fiat: favorevoli

Federico Mambrini   segreteria provinciale Uilm Livorno

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Nel muro contro muro perdono gli operai  Il muro contro muro non è mai servito a nessuno, alla Fiat come in qualunque altra fabbrica, perché produce tensioni inutili e pericolose per tutti. L'accordo andava firmato perché non c'erano alternative migliori praticabili e sbaglia la Fiom a credere che la crisi dell'industria dell'auto, con le fabbriche e gli operai, si possa risolvere sbarrando la strada a Marchionne. Questa crisi non ha confini nazionali e una autentica soluzione riformista va cercata a livello globale. Da domani però bisogna impegnarsi tutti, a cominciare dall'amministratore delegato della Fiat, governo compreso, e dimostrarsi fino in fondo all'altezza della situazione facendo un passo avanti sulla questione delle rappresentanze sindacali, un nodo che va sciolto per non permettere la radicalizzazione delle posizioni e contestualmente garantendo una degna e democratica rappresentanza senza creare alcun martire. Dobbiamo augurarci che responsabilmente che i lavoratori diano un esito positivo al referendum. Qui non si decide solo il futuro di una fabbrica ma quello di tutto un settore fulcro trainante di tutta l'economia manifatturiera italiana. Alessio Villano responsabile settore lavoro Psi Livorno e operaio Trw Perchè non possiamo permetterci un no  L'Italia arranca, è ferma, quando non indietreggia. In questo quadro dire di no ad investimenti che mantengono produzioni in Italia è semplicemente folle ed irresponsabile. Se vogliamo continuare a dare una prospettiva di sviluppo e di crescita dell'economia italiana, dobbiamo accettare le sfide della globalizzazione. Non abbiamo scelta.  Gli accordi di Pomigliano e Mirafiori cosa chiedono e cosa danno ai lavoratori? Mediamente, 10 minuti in meno di pause durante il lavoro, che però sono retribuite. Riduzione dell'assenteismo colpendo, nella eventualità che l'assenteismo per malattia non si riduca al 6 % nel 2011 e al 3,5% dopo il 2012, i casi di ripetuti certificati medici di 5 giorni nelle giornate lavorative che precedono o seguono festività, ferie o riposi non pagando 1 o 2 giorni di malattia. Chi fa il furbo, quindi. Una commissione paritetica tra azienda e sindacati individuerà però i singoli casi dove non sia applicabile tale azione per oggettive situazioni di malattia. E sono naturalmente esclusi i casi di infortunio sul lavoro o quelli di gravi malattie (tumori, morbi rari, patologie gravi, ricoveri ospedalieri, fasi terminali di vita).  Gli accordi prevedono produzioni mediamente su 3 turni per 5 giorni settimanali (una di 4 giorni, e una di 6 giorni settimanali). In caso di picchi di produzione, si aumenteranno i turni sempre di 8 ore e si potrà procedere, in via sperimentale e con l'assenso dei sindacati, a turni anche di 10 ore, con 40 minuti di pause e mezz'ora per la refezione (questa sempre presente anche con le 8 ore). Le ore effettive di lavoro che superano le 8 (nello schema sperimentale a 10 ore ad esempio) saranno pagate al lavoratore di più. Sugli straordinari, fermo restando un 20% di personale che potrà rifiutarsi per motivate esigenze, potranno essere gestiti dall'azienda, in un limite di 120 ore annue, per far fronte alle necessità produttive e di mercato, previo preavviso di 4 giorni.  Tutto questo per portare dagli Usa nuove produzioni in joint venture tra Fiat e Chrysler di Suv ed auto per Alfa Romeo e Jeep, da piazzare per oltre il 50 % all'estero e specialmente in America. Oltre 1 milardo di euro, 1000 auto al giorno, 250/280.000 auto all'anno!  Perchè la Fiom non ha firmato? Davvero pensa di fare gli interessi dei lavoratori dicendo no a tutto sempre e comunque? Si può evitare di stare nella globalizzazione e nelle sue sfide, visti i dati pessimi sull'Italia elencati all'inizio? Dove è la violazione dei diritti sindacali e dei lavoratori in questo accordo? Si dice che la norma del contratto che esime l'azienda dal dare seguito ai suoi impegni di fronte ad atti contro l'accordo (come uno sciopero) viola il diritto dei sindacati. Ma se sono i lavoratori, democraticamente, con la partecipazione al referendum, a dire sì o no a questo contratto, dove si violano diritti e democrazia?  E' più importante il parere, per quanto autorevole di un sindacato o quello della maggioranza dei lavoratori?  Certo, forse, se tutto il sindacato fosse stato unito nel voler accettare la sfida di governare la globalizzazione (e non di subirla, come di fatto propone la Fiom), si sarebbe potuto ottenere un po' di più. Ma se si va ad un tavolo con l'obiettivo di rompere perchè più che sindacato si fa politica, diventa difficile parlare di unità sindacale ed alla fine chi ci rimette sono solo i lavoratori che si trovano un fronte sindacale diviso.  Chi lavora in fabbrica, legga bene questo accordo e si chieda se è poi così negativo come la Fiom lo descrive.

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di Redazione web