Gioco
«Un ricatto che qui non passerà»
Federica Boldrini
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Gli operai della Trw intervistati fuori dai cancelli della fabbrica Fabbrica mobilitata per lo sciopero Fiom del 28
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LIVORNO. Mancano ormai pochi minuti alle 14 e alla Trw sta per scoccare l'ora del cambio turno. Chi "smonta" e torna a casa dopo una mattinata di lavoro, chi invece si affretta ad entrare in fabbrica per iniziare il proprio turno. Tra i lavoratori pronti a varcare il cancello non manca la voglia di parlare. Anzi, è arrivato il momento di alzare un po' la voce e di "ricordare i diritti dei lavoratori". "Diritti - precisa un gruppo di operai - che sono messi in discussione dai "diktat" di Marchionne. Marchionne ci ha attaccati, né più né meno». Eh già perché la Trw di via Enriques, che opera nel settore della componentistica auto, dirotta sulla Fiat circa l'80 per cento della propria produzione. E la paura che gli aut-aut di Marchionne si ripercuotano anche sulle condizioni lavorative degli operai dello stabilimento livornese è tanta. E gli operai, confermano, si sono già riuniti in assemblea per affrontare la questione. «Zero fiducia nel cosiddetto "contratto Marchionne" - dice Michele Questa, tessera Fiom in tasca, attorniato da una decina di lavoratori - Le condizioni sono inaccettabili perché cancellano anni e anni di lotte. Non si possono andare ad intaccare diritti inviolabili del lavoratore facendo traballare stipendi, libertà di scioperare, malattia». «Senza contare il ricatto - aggiunge un giovane lavoratore - si fa leva sulle difficoltà del singolo lavoratore, cavalcando la crisi, che magari finisce per cedere per paura di perdere il posto. E non si rende conto che se non è oggi potrebbe essere tra qualche mese». Tra gli operai c'è anche chi propone il referendum in fabbrica: «Sarebbe il metodo più giusto visto che stiamo parlando del nostro futuro». Ma c'è chi mette in guardia: «E se poi è pilotato come quello di Pomigliano?». Nel frattempo lo stabilimento livornese non è rimasto a guardare e, come racconta Questa, «i tesserati Fiom sono aumentati unendosi a noi. Adesso ci stiamo organizzando per lo sciopero nazionale del 28 gennaio». Dello stesso avviso anche il signor Mannucci, che con amarezza definisce quello di Marchionne «un attacco bello e buono ai diritti dei lavoratori con condizioni inaccettabili» e il sindacalista Cgil Fiom Alessandro Meini. «All'arroganza e ai ricatti bisogna rispondere con fermezza: serve il confronto ed è necessario non cedere». Ma tra coloro che escono dalla fabbrica c'è anche chi la pensa in modo diverso: «Secondo me a Pomigliano hanno fatto bene - afferma Omar - trovo che le condizioni di Marchionne debbano essere valutate. E poi le scelte devono essere prese singolarmente in ogni stabilimento». Poi, un altro giovane operaio, che, nonostante la stanchezza e la fretta di andarsene a casa, trova il tempo di dire: «Le condizioni? Non sono mai troppe se servono a tenersi il lavoro».
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