Gioco
LOPINIONE
PIACCIA O NO È NATO UN NUOVO CONTRATTO
Massimo Paoli economista
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Non ci sono più dubbi ormai, la joint venture tra Fiat e Chrysler è un vero e proprio "passaggio a nord-ovest" dell'evoluzione industriale nazionale, che ci ha fatto capire diverse cose interessanti. Primo, la Fiat è un gruppo con 240 mila dipendenti di cui meno di un terzo lavorano in Italia. Secondo, è molto probabile si tratti dell'uscita definitiva della famiglia Agnelli dal settore automotive, agognata da anni. Al contrario di quanto "venduto" ai disattenti italiani, non è Fiat che ha comprato Chrysler, ma è un gruppo finanziario ancora non del tutto formato che si è preso entrambe, facendo di Chrysler l'asse del rilancio e non Fiat. Terzo, esiste anche una globalizzazione sindacale, l'United Auto Workers (Uaw) il sindacato americano dominante in Chrysler, che nella parte dell'azionista esigente non vuole e probabilmente non può ratificare "favoritismi" o rigidità particolari nella parte italiana dell'azienda. L'intera vicenda ha poi dei tratti particolari, che rischiano di essere quasi rivoluzionari. Primo, è nato un nuovo contratto, quello dell'automotive, appunto, che presto riguarderà tutte le realtà del settore (componentistica compresa - le nostre aziende dell'area vasta sono avvisate). Le forze sociali sono di fronte ad un bivio e Fiom dovrebbe riflettere su questo, perché o la forza del sindacato trasforma questo dell'auto in un nuovo contratto nazionale o la forza del top management Fiat trasforma questo in una nuova forma contrattuale aziendale e di conseguenza sarà l'inizio della fine dei contratti nazionali. Secondo, ha imposto ai sindacati una riflessione riguardo al loro contributo alla competitività delle imprese manifatturiere in generale. Due strade, una a sostegno di una rinnovata e generalizzata flessibilità e una nuova consapevolezza sull'importanza di mantenere alta la produttività del lavoro (diritti sì, ma quando gioca il Napoli non può stare a casa il 17% del personale chiamato ai turni). Terzo, ponendo la new-company emergente dalla fusione fuori da Confindustria, Marchionne ha sancito che l'associazione deve rinnovarsi profondamente o diventerà inutile. In tutta la vicenda ci sono due punti però inaccettabili. Non è giusto escludere chi non firma gli accordi dalla rappresentanza sindacale. Andremmo incontro ad una diminutio della democrazia inaccettabile, con il rischio di innalzare la conflittualità in proporzione alla capacità rappresentativa reale dei sindacati esclusi. Sarebbe una forzatura inutile e pericolosa l'aver pensato di poter negoziare, pensando che fosse nella disponibilità dei lavoratori, il diritto di sciopero, chiedendo con un passaggio giuridicamente nullo e incostituzionale di ridurlo per i turni chiamati in straordinario. Quello non è un diritto dei lavoratori in quanto lavoratori, quello è un diritto dei lavoratori in quanto cittadini. Non ci può essere contratto al mondo che riduce il diritto costituzionale allo status di cittadino, neanche per un momento.
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