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Il ciclone Marchionne su Livorno

Il ciclone Marchionne su Livorno

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Ieri Pomigliano, oggi Mirafiori, domani chissà: forse le fabbriche livornesi dell'automotive, legate a doppio filo alla Fiat dove il ciclone Marchionne sta travolgendo decenni di conquiste e di relazioni consolidate. Un ciclone che fa paura anche qui. Siamo andati nelle due principali fabbriche di componenti per auto - fra l'altro fornitrici di Fiat - a tastare il polso alle tute blu e le risposte sono state quasi unanimi: «Giù le mani dei nostri diritti».

A preoccupare gli operai livornesi è l'attacco alle conquiste sulla malattia e al diritto di sciopero, che vengono pesantemente messe in discussione dall'accordo firmato a Mirafiori da cinque sindacvati (ma non dalla Fiom). Un accordo che - per stessa ammissione di Marchionne - rappresenta un modello per tutto l'indotto automobilistico, in cui rientrano anche i duemila lavoratori livornesi sparsi nelle fabbriche tra Livorno e Pisa. «Mi tornano in mente i discorsi di babbo: par di essere negli anni Cinquanta». E il 28 la Fiom organizza uno sciopero nazionale che spaccherà le faabbriche livornesi. Dove, non dimenticchiamolo, sono presenti anche Uilm e Fim, firmatarie dell'accordo di Mirafiori.

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di Redazione web