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L'Asl: profilassi solo a chi ha avuto contatti nelle ultime 48 ore
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Un bel primo piano di Chiara e, nella foto centrale, la studentessa durante le vacanze 2 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Nessun allarme meningite, lo assicura l'Asl. Dopo la morte improvvisa di Chiara Dotti, la ragazzina di tredici anni che domenica è stata stroncata da una forma fulminante di sepsi di sospetta natura meningococcica, in città dilaga l'ansia da contagio. Un timore che viene fugato da Mauro Pratesi, responsabile Asl del pronto soccorso cittadino, dove Chiara è deceduta dopo essere stata sottoposta alle cure. Pratesi spiega che la ragazza non è morta strettamente per la meningite, ma per uno choc settico causato dal batterio meningococco. «Si tratta di una forma molto virulenta - spiega il medico - durante la quale il germe innesca un procedimento di setticemia ai danni di tutti gli organismi che, neanche dopo la somministrazione degli appositi antibiotici, può essere bloccata. È una forma di sepsi fulminante molto rara». È sempre il dottor Pratesi a spiegare il percorso di cure che il personale del pronto soccorso ha avviato quando Chiara Dotti è giunta in ospedale. «Le sono stati somministrati liquidi - prosegue il medico -, e un antipiretico. E le sono state fatte le analisi del sangue. Dopo un'ora la ragazza sembrava stesse meglio». Poi il tracollo. «I sanitari - dice ancora Pratesi - hanno capito che si stava instaurando una sepsi e le hanno somministrato gli antibiotici adeguati a quel tipo di meningococco. Purtroppo però, in casi del genere, qualsiasi intervento farmacologico è relativamente utile, visto che il meningococco, che solitamente non ha particolare resistenza ai medicinali, si attiva e invade l'organismo». Sul corpo della giovane studentessa non sarà effettuata alcuna autopsia, dato che c'è «un quadro clinico chiaro». Come fa sapere l'Asl, «gli esami di laboratorio hanno formulato la definizione precisa del morbo: "Neisseria meningidis" positivo sierogruppo di tipo B». Sul fronte della profilassi, ossia della prevenzione contro l'eventuale contagio, l'azienda sanitaria chiarisce che «è stato lo stesso personale del pronto soccorso a somministrare l'antibiotico adeguato a quelle persone che sono entrate in contatto con la ragazza durante la fase acuta». «La profilassi è stata fatta ai genitori - prosegue Pratesi - e al personale sanitario dell'ambulanza e del pronto soccorso, entrato in stretto contatto con la giovane». L'antibiotico di profilassi è stato somministrato anche ad alcuni ragazzini che la sera di San Silvestro sono stati vicini a Chiara, che a casa propria aveva organizzato una festicciola per il Capodanno. «Per il resto - conclude Pratesi - sia i compagni di scuola che quelli del centro danza frequentato dalla giovane devono stare tranquilli, dato che non hanno avuto contatti con lei negli ultimi dieci giorni». A.C.
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