Chiara, un addio sulle punte
Cristiana Grasso
◗
Chiara durante unesibizione Scarpette da ballo nella bara e luci spente alla scuola di danza
4 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Mentre Chiara, con i lunghi capelli raccolti e i suoi jeans preferiti, un paio di scarpe sportive alla moda e accanto un sacchettino rosa con le sue scarpette da ballo, riposa immobile come una bambola in quella camera ardente che sembra diventare sempre più grande per sopportare tanto dolore, il suo mondo, il mondo di Chiara, fuori si fa buio e silenzioso. Buia la sua casa, in via dell'Industria, dove babbo Marco e mamma Monica non hanno la forza di tornare. Bui le teste e i cuori dei suoi tanti giovani amici che si scambiano messaggi disperati e dell'amica del cuore che si chiama Almaz e non vuole nemmeno crederci che la sua "map" (migliore amica per sempre) non c'è più. Buia e silenziosa la scuola di danza Dancemaster, in via delle Cateratte, dove Chiara trascorreva gran parte delle sue giornate. Perché di danza, oltre che di studio (era la più brava, si sarebbe iscritta al liceo classico e aveva già in programma di partecipare all'open day del 22 gennaio), Chiara viveva, scriveva su Facebook, condividendo link e taggando foto tutte scarpette e tutù, di danza parlava con le amiche. La mamma l'accompagnava e l'aspettava quasi tutti i pomeriggi perché la zona è un po' isolata e Chiara non aveva neppure 14 anni (li avrebbe compiuti a marzo), lei si divideva tra i corsi di danza moderna e classica. Una bella fatica, ma non le pesava: alla fine si presentava raggiante, fresca di doccia, con il suo borsone, una cenetta con mamma e babbo e poi a nanna dopo un po' di computer e un tuffo tra le pagine dei suoi romanzi preferiti, quelli fantasy. Tra poco avrebbbe partecipato a un concorso di danza moderna al Goldoni e si stava preparando. Aveva ballato quest'estate in uno spettacolo al Villaggio Tuttovela per il Tan. E aveva preso parte con entusiasmo anche all'organizzazione di una lezione "aperta" che avrebbe dovuto tenersi proprio ieri nella sede di Dancemaster, una giornata per stare tutti insieme a far avvicinare gente nuova a quell'ambiente. Invece la festa non c'è, le luci sono quasi tutte spente e l'albero di natale tutto blu all'ingresso sembra quasi volersi nascondere. Questo è un lunedì di lutto, non si balla, non si ride e le sale spaziose con il parquet lucido lucido dove si sarebbero dovute ritrovare centinaia di grandi e piccini appassionati di danza sono fredde e spettrali: si fa fatica a ricordare l'atmosfera di una giornata normale, il via-vai e l'allegria, la musica che avvolge tutto, la passione e l'entusiasmo di centinaia di ragazzi e ragazze che come Chiara hanno eletto questo spazio a loro regno. Oggi l'attività della scuola riprende ma Riccardo Bonaretti, il direttore della scuola, se ne sta impalato all'ingresso ripetendo che «non la dimenticheremo mai, lascia un vuoto enorme, non può essere vero, non è giusto». Le maestre di ballo di Chiara, Barbara e Stefania, sono sconvolte, e come si fa a non commuoversi a vedere la sbarra dove fino a un paio di settimane fa, prima delle vacanze, la piccola Chiara si esercitava? Troppo poco tempo per provare almeno a capire, «ci siamo telefonate pochi giorni fa...» e poi in un maledetto pomeriggio Chiara non c'è più, poche ore e una malattia se la porta via come un fulmine. «Le facevo sempre la treccia» mormora la nonna davanti alla sua nipotina, e le stringe come se stesse dormendo. I genitori entrano ed escono dalla camera ardente, gli amici e i parenti non li lasciano mai da soli. «Persone speciali, davvero - dicono di loro - e una famiglia meravigliosa, gente seria, riservata». Chiara, di quella famiglia seria e per bene, il babbo dipendente del reparto macelleria dell'Ipercoop, la mamma casalinga, era la stella. Perché figlia unica certo ma soprattutto perché se lo meritava, niente capricci da crisi adolescenziale, niente pretese, niente sfide. Sensibile, e lo aveva dimostrato quando proprio quest'estate un suo compagno di classe, Elia, è morto stroncato da un auneurisma e lei non sapeva farsene una ragione. Studiosa ma non secchiona, perché comunque trovava il tempo per fare tutto, la danza prima di tutto ma anche il mare, la lettura («era una divoratrice di libri» racconta la mamma di Jessica, una sua compagna di danza), Internet (e ieri tanti suoi piccoli amici hanno voluto salutarla su Facebook con struggenti commenti), la tv. I prof l'adoravano, e ora si domandano come sarà possibile tornare in quella classe, 3C delle Pistelli, già colpita pochi mesi fa dalla scomparsa di Elia e ora annientata da quella di Chiara. Di nuovo a piangere sopra un banco, a ricordare, a non saper spiegare come si possa andar via così, a 13 anni. Lasciando una maledetta domenica pomeriggio una cameretta con i pupazzi di peluche, le foto di danza e il vaporoso tutù appena ricevuto come regalo di Natale, per non tornarci mai più.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
