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Livorno

«Taradash teme le nostre azioni»

«Taradash teme le nostre azioni»

Calamai contro il consigliere Pdl che ha chiesto la sua testa «Ci attacca perché è spaventato dalla politica del fare»

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LIVORNO. Taradash chiede alla Regione la rimozione di Monica Calamai? Il direttore generale dell'Asl si è sentita in dovere di replicare. E lo ha fatto con una nota non formale, firmata anche dal direttore sanitario Lavazza e dal direttore amministrativo Cei. Una nota con la quale scende in polemica con il consigliere regionale Pdl.  Taradash oggi depositerà in consiglio regionale una richiesta di rimozione di Monica Calamai, a seguito della sentenza che ha reintegrato al lavoro il professor Mario Spinelli. 

Taradash ha accusato la direttrice di «discriminazione politica» e «pulizia ideologica» nei confronti dei medici non allineati, per questo puniti.  «Evidentemente, l'appartenenza del Consigliere Taradash ad una forza politica che fa del culto del singolo l'elemento predominante ne impedisce l'obiettività di giudizio e lo porta a concentrare l'attenzione, anche in un contesto di servizi dedicati alla cura dell'altro, sui singoli individualismi - replica la direzione dell'Asl - Eppure il Consigliere Taradash era fisicamente presente, nell'assemblea comunale di Livorno, quando la Direzione assunse gli impegni che ha poi integralmente mantenuto entro il 2010, impegni riepilogati nella conferenza stampa di fine anno (nuovo ospedale, emodinamica sulle 24 h, partoanalgesia, riorganizzazione degli ospedali per intensità di cure, riorganizzazione e apertura dei distretti, ospedali di comunità, hospice, cup-tel, prenotazioni in farmacia, etc.)».

Da qui la domanda:  «Che sia questo che agita e spaventa? Il doversi confrontare, specie chi appartiene a una parte che si fregia - ma solo a parole - della politica del fare, con persone, con amministratori in grado di realizzarla davvero e concretamente nell'interesse comune? E che nel farlo mettono a nudo interessi particolari e personali?».  Calamai, Lavazza e Cei concludono: «Il nostro mandato è sempre a disposizione. Fermo che sul caso specifico restiamo certi che le ragioni aziendali saranno riconosciute, chiediamo però che il nostro lavoro sia giudicato non in base all'interesse o al mantenimento di nicchie di privilegio di singoli, ma al valore etico delle azioni pensate e realizzate per il benessere dei più».

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di Redazione web