Gioco
In porto c'è aria di resa dei conti
Cristiano Meoni
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Il console dei portuali Raugei con Mannocci (a sinistra) Piccini (sopra) e Maurizio Lucarelli di Unicoop (a destra)Sintermar prende Grimaldi, la Compagnia chiama gli ispettori
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LIVORNO. Da ieri mattina le navi di uno dei più importanti armatori italiani, Grimaldi, non vengono più sbarcate dal gruppo Compagnia Portuale ma dalla Sintermar, la società delle famiglie Fremura, Neri e D'Alesio. E' un duro colpo al predominio dei portuali. Che, in tanti anni, per la prima volta è minacciato da una credibile alternativa. Da qui la reazione, dura e persino aggressiva, della Compagnia, che ha dichiarato una guerra senza esclusione di colpi per far saltare i piani della concorrenza. Guerra con la G maiuscola, per il calibro dei contendenti, per la rilevanza della posta in gioco, per gli scenari che si possono aprire con il probabile cambio al vertice dell'Autorità Portuale. Senza Piccini all'Authority, la Compagnia rischia di essere molto più debole. Le grandi dinasty del porto, l'ultima generazione dei Neri, dei Fremura, dei D'Alesio, dopo aver chiuso con i contenitori, cercano spazio su altri traffici (auto, passeggeri, camion) e inevitabilmente cozzano con gli interessi dei portuali, che controllano direttamente o non il 70% del porto. I portuali - ma anche i sindacati, con una puntuale nota inviata all'Authority - invocano il rispetto delle regole e accusano Sintermar di averle violate. Ieri mattina hanno chiamato gli ispettori dell'Autorità Portuale, che sono piombati sulla banchina 14/E dove il personale di Sintermar stava imbarcando il traghetto Grimaldi per Valencia-Tangeri. «La legge è chiara: dice che le imprese che hanno già un'area in concessione, come Sintermar, non possono lavorare su banchine pubbliche come la 14/E. Sintermar ha commesso una violazione e chiediamo che venga sanzionata» attacca il presidente della Compagnia Portuale Enzo Raugei, che ha passato il Capodanno sulla banchina con una squadra di portuali, allertati per un'eventuale chiamata al lavoro dell'armatore (che poi non è arrivata). Ma anche Ltm, la società del gruppo Compagnia che fino a ieri ha lavorato le navi Grimaldi alla banchina pubblica, è titolare di una concessione in un'altra area del porto. «Ltm non poteva lavorare al 14/E eppure le è stato consentito. E allora va consentito anche a noi» replica un azionista di Sintermar. Una distrazione clamorosa di chi doveva vigilare e non ha vigilato? La legge 84 è chiara e dice che sulle banchine pubbliche possono lavorare le imprese «art. 16», che non hanno aree in concessione. Sintermar quando ha bisogno di un'impresa articolo 16 chiama Unicoop Servizi. Sembra però - anche se la circostanza non trova conferme - che Unicoop si sia rifiutata di lavorare all'accosto 14/E per conto di Sintermar. Forse - aggiungono i maliziosi - perchè condizionata dalle "avances" dei portuali, che avrebbero offerto ad Unicoop la possibilità di lavorare negli altri terminal del gruppo Compagnia (Ltm). Secondo un disegno che i dirigenti della Compagnia hanno ben chiaro in testa: togliere Unicoop alla concorrenza e blindare a doppia mandata gli attuali equilibri. Nonostante il verbale dell'Authority, e dopo complesse operazioni (tra cui il check-in dei passeggeri fatto alla Sintermar), la prima nave Grimaldi della nuova era è salpata ieri sera alle 23.30, con 22 trailer e 500 passeggeri imbarcati, destinazione Tangeri. Domani arriverà la seconda e chissà quali altre sorprese porterà. LA COMPAGNIA PORTUALE 500 soci, una quindicina di società partecipate, controlla direttamente o indirettamente il 70% delle aree del porto Ex monopolista, dopo la riforma del 1994 ha saputo mantenere il controllo del porto alleandosi con privati su tutti i traffici Forte di un solido legame con il sindacato e la politica, mantiene un certo potere di indirizzo delle scelte Presidente è Enzo Raugei, al secondo mandato
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