Il Tirreno

Livorno

Il giudice: «Contro Spinelli punizione senza fondamento»

Il dottor Mario Spinelli in corsia dopo un intervento
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Il dottor Mario Spinelli in corsia dopo un intervento

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LIVORNO. «Proprio a Spinelli si deve un tentativo di colmare la lacuna dell'assenza di completa rintracciabilità del materiale di osteosintesi perché a Livorno il primario ha introdotto un registro del magazzino di sala operatoria per sapere quale materiale avessero realmente a disposizione. Quindi nessuna violazione è stata compiuta dal ricorrente (Spinelli ndr) né nella gestione dei registri operatori né nella indicazione del materiale di osteosintesi usato». Si chiude così la sentenza del tribunale. La giudice del lavoro Jacqueline Magi "assolve" il primario di Ortopedia Mario Spinelli con un'ampia formula, dispondendo il suo reintegro al lavoro e l'annullamento della sospensione dall'incarico voluta dall'Asl 6 per presunte irregolarità da parte dello specialista nella gestione del reparto. La magistrata, al termine delle indagini, arriva a una conclusione opposta a quella dell'Asl, e definisce quel provvedimento "infondato": «La sanzione disciplinare non ha motivo di essere e va annullata annullandone anche gli effetti come se mai ci fosse stata». Si legge nell'ordinanza.  Non solo: l'Asl dovrà anche pagare le spese. Il giudice infatti accoglie il ricordo presentato da Spinelli, difeso dagli avvocati Riccardo Diamanti e Fabio Arrigoni di Milano, e «condanna la parte soccombente alle spese di giudizio che forfettariamente liquida in 3500 euro». La decisione del tribunale riguarda il giudizio d'urgenza (quello nel merito sarà discusso poi): il giudice infatti fa sue le obiezioni dei legali che hanno presentato il ricorso d'urgenza, motivandolo col fatto che la sospensione dall'incarico di lavoro ha comportato anche la rinuncia allo stipendio.  Ma la giudice del lavoro va oltre. E bacchetta l'Asl per aver sospeso il primario dopo un'indagine interna giudicata da rivedere. Le questioni contestate dall'azienda a Spinelli riguardano due aspetti: la mancanza delle firme dei medici nei registri operatori e l'assenza delle etichette dei materiali cosiddetti di osteosintesi (placche, viti e così via). L'ordinanza è frutto di una fase istruttoria piuttosto lunga e dettagliata nel corso della quale sono stati sentiti vari lavoratori della stessa Asl e di altri ospedali.  In particolare, varie testimonianze sono state raccolte proprio sulla questione della tracciabilità dei materiali. A questo proposito, così scrive la giudice nell'ordinanza. «Nessuno ha ricostruito il percorso del materiale e controllato dove si perdesse l'etichetta». E ancora: «Non si può imputare al ricorrente la colpa dell'attuale situazione, colpa che va ricercata nel sistema intero». Poi sugli accertamenti: «Questo era il compito di chi ha condotto un'indagine interna attribuendo responsabilità senza avere dati e senza fare indagini (...) Si è rischiato di licenziare un primario e ad un'analisi attenta quale quella fatta in questo procedimento, che pure è sommario, le stesse testi Asl hanno confermato l'assunto del ricorrente (Spinelli ndr)». Quindi, la giudice arriva alla conclusione che riguardo il materiale di osteosintesi, «l'importante è sapere il materiale di cui è fatto e la misura».  «Quanto alla mancata firma sul registro operatorio, l'(indagine) istruttoria ha dimostrato che questa è la prassi ovunque - si legge nell'ordinanza - I testi, medici nella stessa posizione di Spinelli un altri ospedali, hanno spiegato che con l'avvento dell'informatica i registri operatori informatizzati possono venir gestiti solo dal primo operatore, solo entrando con la sua password e user name, quindi la riconoscibilità e l'attribuibilità dell'intervento sono date proprio dalla scritta informatica, anche senza bisogno della firma digitale».  L'Asl dal canto suo non ci sta e annuncia un controricorso.

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di Redazione web