Toscana
«Viviamo una crisi senza precedenti»
Martina Corirossi
La Federazione della Sinistra fa il bilancio: manca una politica di sviluppo
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LIVORNO. Un 2010 decisamente da archiviare. E un futuro che mette ancora più paura. È un bilancio negativo quello tracciato dalla Federazione di sinistra, con tante emergenze e poche e timide risposte da parte delle autorità: questa la denuncia di Lorenzo Cosimi, segretario della Federazione. «Livorno sta attraversando una crisi senza precedenti, servono misure a lungo termine e una chiara politica di sviluppo e di crescita», spiega. Il dato più allarmante riguarda la crisi industriale e occupazionale. Dai lavoratori della De Tomaso a quelli della Giolfo e Calcagno che hanno visto svanire la prospettiva della cassa integrazione, fino agli annunciati tagli al trasporto pubblico. Senza dimenticare la crisi dei borghi e dei centri che ha portato alla chiusura delle piccole imprese. «Finora - spiegano - solo risposte inadeguate da parte dell'amministrazione», e a tal proposito la provocazione di Tiziana Bartimmo (Rifondazione) è chiara: «Non si rimette in moto l'economia della città con un nuovo ospedale». Un'accusa anche a Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana; quella di non aver tutelato le zone costiere, le più colpite dagli effetti della recessione. «Serve un piano per l'economia marittima, che avrebbe una ricaduta positiva e fruttuosa sul piano occupazionale». Non può mancare un accenno alla questione dell'Autorità portuale: «Uno schiaffo politico alla città», dice Tiziana Bartimmo. Che continua: «la scelta di Piccini era legata ad un piano triennale finalizzato al sostegno di strutture e infrastrutture. Dalla politica marittima dipende la rinascita di tutta la città». Un 2010 di battaglie per la Federazione: dal referendum per il nuovo ospedale, al caso delle discariche, passando per l'emergenza abitativa e il riuso delle ex caserme. Un anno che si chiude con un auspicio per il prossim e con richiamo alle tradizioni: «Vogliamo ribadire la nostra opposizione alla prevista riorganizzazione del mondo remiero con la riduzione dei gozzi a 8 unità. Si tratta di una tradizione che si ripete dal 1600 e l'aggregazione nelle cantine è ormai più forte che nelle sedi di partito».
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