Sicurezza
Un italiano su cinquantamila ha problemi di fibrillazione
Bene intervenire subito
Gian Ugo Berti
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LIVORNO. I casi più eclatanti sono quelli degli atleti che hanno gravi malori oppure muoiono sul campo di gioco (i decessi sono una decina l'anno in Italia). Ma il problema della fibrillazione ventricolare (contrazioni scoordinate della cavità inferiore del cuore) conta un caso ogni cinquantamila persone in media. È una delle cause più frequenti di morte improvvisa. Gli apparecchi oggi in uso sono capaci di fare diagnosi ed attivarsi contro la fibrillazione. Quindi è necessario disporre di personale specificatamente addetto. Lo raccomanda la rivista New England che sottolinea tra l'altro la necessità di disporre degli «interventi vitali di base» (defibrillatori), così da poter intervenire nell'arco di alcuni secondi o pochi minuti. Disseminare cioè una nazione con questi apparecchi (come approvato da una recente legge) impone in primo luogo un percorso di grosso spessore culturale ed organizzativo. Un traguardo lontano da essere raggiunto. L'ottica però delle istituzioni (quale appunto quella della Regione Toscana che ne ha acquistati 100, di cui 11 a Livorno e provincia da distribuire su alcuni campi sportivi) è quella di iniziare una strada di educazione sanitaria. Non è come insegnare a usare un telefono cellulare od un computer, qui è in ballo la vita di una persona nell'ambito di una drammatica d'urgenza in una manciata di secondi. Saper quindi decidere e saper fare. Non è cosa da poco. Comunque è bene cominciare.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
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