Spinelli torna al lavoro
Lara Loreti
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Il primario dellOrtopedia Mario Spinelli, presto di nuovo in corsia Il giudice l'ha reintegrato annullando il provvedimento dell'Asl
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LIVORNO. Mario Spinelli vince la sua prima battaglia. Il giudice del lavoro ha stabilito il reintegro del primario al lavoro, annullando il provvedimento dell'Asl che l'aveva sospeso dal servizio. L'ordinanza del giudice è stata emessa ieri pomeriggio e il medico di Ortopedia potrebbe tornare in reparto già lunedì prossimo. In ogni caso, dovrà rientrare nello stesso posto di lavoro e con lo stesso incarico. Il giudice ha così accolto il ricorso d'urgenza presentato nei mesi scorsi dallo specialista, assistito dall'avvocato Fabio Arrigoni di Milano. Si compie così il primissimo capitolo della saga Asl-Spinelli. Una battaglia a colpi di provvedimenti e atti. E la partita è tutt'altro che conclusa, visto che l'azienda sanitaria, appena appresa la notizia, ha già annunciato che presenterà un ricorso contro quest'ultima decisione del giudice del lavoro. Secondo l'Asl il primario, al centro di un'inchiesta su alcune presunte irregolarità nella gestione di Ortopedia, durante il periodo delle indagini e finché tutta la vicenda non sarà conclusa, non dovrebbe lavorare. Intanto però il giudice del lavoro dà ragione a Spinelli. Al centro della contestazione da parte dell'Asl c'erano due questioni che risalgono al periodo di lavoro che si estende nell'arco del 2008. Da una parte l'azienda criticava il fatto che nei registri operatori in cui vengono redatte le fasi dei singoli interventi, non c'erano le firme del primario e degli altri medici che avevano operato. In secondo luogo, l'Asl aveva denunciato anche che nelle cartelle cliniche dei pazienti mancavano le etichette relative ai materiali cosiddetti di osteosintesi (cioè viti, placche e tutti quegli oggetti che devono essere applicati ai pazienti). L'avvocato Arrigoni smonta queste accuse e spiega le ragioni che hanno determinato l'annullamento del provvedimento: «Il giudice ha accolto con formula molto ampia le obiezioni che abbiamo inserito nel nostro ricorso - dice il legale - Riguardo la questione delle firme dei medici sui registri operatori, il giudice ha ritenuto che non ci fossero dubbi su chi aveva operato. Esiste infatti il registro informatico degli interventi a cui ciascun specialista accede con una sua password, senza possibilità di confusione». Per quanto concerne invece le etichette, l'avvocato Arrigoni chiarisce che anche in questo caso il giudice non ha rilevato problemi: «In alcuni casi le etichette, sui vari materiali, non c'erano proprio. E comunque in ciascuna cartella clinica i medici hanno sempre inserito descrizioni dettagliate degli oggetti». Tuttavia la questione che maggiormente preme all'avvocato e al suo cliente è un'altra: «In generale, a noi non risulta che ci sia stato alcun danno alle persone: non ci è mai arrivata alcuna comunicazione del genere. Ovviamente la priorità in questa faccenda è la salute dei pazienti». L'ordinanza emessa ieri riguarda il giudizio di urgenza (chiesto dall'avvocato Arrigoni, configurandosi per Spinelli un danno ritenuto grave, cioè la sospensione dall'incarico e dallo stipendio). Ma la causa va avanti e il caso dovrà essere discusso nel merito nelle prossime settimane davanti al giudice del lavoro. La notizia dell'annullamento del provvedimento è stata appresa ieri in serata dall'Asl, che ora dovrà analizzare la sentenza nelle sue motivazioni. Un'operazione che (considerando anche il periodo di feste) richiederà qualche giorno. Poi l'azienda si metterà in contatto con il medico (che ha preferito non fare commenti) per richiamarlo in servizio. Nessun commento invece da Spinelli né dal suo legale riguardo l'aspetto penale dell'inchiesta. «Io e il mio cliente non abbiamo mai ricevuto alcuna comunicazione al riguardo, tanto meno avvisi di garanzia».
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