Gioco
Insulti sul web e lettera al giornale
Lamberti si arrabbia per la pagella del Tirreno
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LIVORNO. Forse ha temuto che gli affibiassero la patente di menagramo perché tutte le battaglie che ha sostenuto nel 2010 sono finite male. Così, l'ex sindaco Gianfranco Lamberti l'ha presa male, anzi malissimo e in prima battuta è apparso sul sito della sua associazione uno sbracato «andate a c...», seguito poco dopo da un altrettanto sguaiato «andate in c...» contenuto stavolta nel post di un utente. Obiettivo di tanta veemenza non sono le sorti della città, ma le pagelle annuali che la cronaca del Tirreno compila a fine dicembre mandando su i meritevoli e giù quelli che hanno toppato. Lamberti, dopo la sfortunata campagna elettorale, aveva sostenuto due battaglie politiche: il referendum sull'ospedale e la candidatura di Piccini all'Autorità portuale. I nostri lettori conoscono come sono andate a finire quelle proposte. A niente sono serviti corni rossi e scongiuri. Gli è andata male e assai peggio alle persone che lui aveva così caldamente sostenuto. La malasorte, si sa, può essere contagiosa. Uocchie maluocchie, direbbe Totò. La reazione sul web è stata senza freni inibitori. Ma col passare delle ore, Lamberti ha deciso di scrivere al nostro giornale una letterina dai toni meno biliosi. Eccone il testo: «Vi ricordate la storiella in cui l'avvocato, alle prese con le cause del suo cliente, ne usciva sempre bene, qui vinciamo, gli diceva nella buona sorte, qui perdi tu e solo tu, nella cattiva. La pagella di fine anno del Tirreno mi sembra ispirata, nei miei confronti, alla stessa scuola di pensiero. Fermiamoci al porto, che è una storia seria ed ancora tutta da giocare: aspettiamo il Tar, e magari anche un postino, evocato a sorpresa in attesa del giudizio del tribunale. Ebbene sarebbe una mia sconfitta personale la mancata, finora, riconferma di Piccini. Addirittura un mio ko, prima del tempo. Peggio, un tradimento di Matteoli nei miei confronti. Affermazione inaspettata ed assai ardita, oltre che palesemente senza fondamento. Io e Matteoli di questo non abbiamo mai parlato e gli interlocutori del ministro, veri o aspiranti tali, sono stati e sono ben altri. Per tornare all'avvocato della storiella, come si fa a proporre il paradosso per cui se Piccini ce la fa vincono tutti e nel caso opposto perdo solo io. A perdere sarebbe una città che ha già detto la sua nelle assemblee elettive che la rappresentano. Ma la partita non è finita. Per il referendum sull'Ospedale la musica non cambia, i tanti voti contro e le firme raccolte, sono un successo, concordo, da apprezzare e per esse il Comitato e la brava portavoce. Ma le astensioni, tante, sarebbero un insuccesso da intestare al sottoscritto e così sia. Si capisce poco».
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