Il Tirreno

Livorno

S’è spento a 70 anni per malattia, aveva gettato le basi per la fondazione del laboratorio dell’area vasta

Addio a Evandro Torri, simbolo dei chimici livornesi

Torri in una foto di qualche anno fa
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Torri in una foto di qualche anno fa

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 LIVORNO. S'è spento tra l'affetto dei suoi cari, dopo una malattia contro cui ha combattuto con tenacia per anni. Il dottor Evandro Torri, chimico dalla stratificata esperienza, aveva settanta anni ed era molto conosciuto in città per la sua brillante carriera di chimico. Da qualche anno aveva un linfoma che lentamente l'ha consumato fino alla morte, avvenuta nei giorni scorsi. Viveva con sua moglie e con la sua famiglia in via Ravizza 85, ad Ardenza Mare, in una palazzina che aveva ristrutturato negli anni Ottanta.  Torri aveva lavorato nell'Asl come esperto di problematiche ambientali e dell'acqua. Dopo gli studi, aveva iniziato la sua carriera come chimico del laboratorio provinciale di igiene e profilassi. Poi negli anni'80, quando è nata l'Asl, era passato al Servizio multizonale di prevenzione, dove era rimasto per tanti anni, occupandosi di ambiente. Di questo laboratorio fu per anni dirigente. Poi quando nacque l'Arpat, su richiesta della stessa azienda sanitaria, decise di rimanere all'Asl per dirigere l'Igiene industriale. Questo servizio successivamente confluì in un laboratorio più grande che serviva tutta l'area vasta costiera della Toscana del Nord-ovest. «Lui stesso - lo ricordano i colleghi - ha creato le basi perché questo avvenisse ed è stato uno dei primi chimici del servizio multizonale».  «Abbiamo lavorato insieme per molti anni - dice l'amico e collega Renzo Pacini - Evandro era una persona dal carattere dolce e mite, molto disponibile verso il prossimo e verso i colleghi. Non era geloso del suo lavoro, anzi, si faceva spesso carico dei problemi altrui». Stimato e apprezzato da tutti nel lavoro, Torri ha lavorato con intere generazioni di chimici e medici, stando a stretto contatto sia con l'ambiente dell'ospedale (e in generale dell'Asl) sia con i colleghi dell'Arpat. E ha continuato a lavorare anche quando era malato.  Lo ricordano con amore la moglie, le due figlie, i 5 nipoti, tutti i parenti e gli amici.

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di Redazione web