Gioco
Muore in solitudine, lo scoprono in casa dopo venti giorni
Juna Goti
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In alto il palazzo dove viveva Gaetano Loiacono, nel quartiere Fabbricotti I vigili del fuoco sono entrati dal terrazzo del terzo piano2 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Quando l'hanno trovato, a poche ore dalla vigilia di Natale, era morto da giorni. Morto solo, in una stanzetta chiusa a chiave al terzo piano di un palazzone di via Guerrazzi. Solo e irriconoscibile: circondato dalla sporcizia, dal cibo avariato, dalle mosche. Tanto che a lanciare l'allarme sono stati i vicini, insospettiti da quello strano odore che arrivava dal portone di casa. Gaetano Loiacono aveva 84 anni: barese di nascita, milanese per lavoro, livornese di adozione, viveva da una ventina di anni al civico 25 di via Guerrazzi. Una storia difficile la sua, fatta di solitudine, perdite, rabbia.
«Voleva stare solo - raccontano i vicini - cercava sempre di allontanare chiunque gli si avvicinasse. Non apriva neppure ai volontari della chiesa o ai servizi sociali». Spesso passava le giornate sul lungomare o seduto su una panchina davanti all'ospedale di Pisa. Girovagava con un borsone rettangolare: dentro piccoli pezzi di vita, ricordi inseparabili. Poi rientrava nell'appartamento in affitto a Fabbricotti. «Sembrava un senzatetto - continuano - in realtà non aveva problemi di soldi».
Ma era sempre solo, non voleva nessuno intorno. Nessun parente (tranne un fratello). Nessun amico. Tra un pianerottolo e l'altro c'è chi racconta di un dolore grande, come la perdita di un figlio. Poi il dramma dell'alcol, piccole manie quotidiane. Ma sono tutte immagini sbiadite: «A Milano era stato un buon manager, era anche esponente della Dc: ma come faceva di nome?». Questo punto interrogativo basta a dire che in realtà nessuno conosceva quell'uomo che se ne è andato solo, nell'ombra, a ridosso del Natale.
Per giorni è rimasto senza vita in quell'abitazione al terzo piano: nessuna telefonata, nessuna visita. Solo i vicini, nella tarda serata di giovedì, si sono accorti che qualcosa non andava e hanno chiamato il 112. «Le luci dell'appartamento - racconta Claudio Consani, che vive nella porta di fronte - erano spente quasi da un mese. Anche la posta si era accumulata. Ma abbiamo pensato che fosse fuori città o in qualche ospedale. Era una persona difficile, non parlava con noi, reagiva male». «Poi - aggiunge - il puzzo si è fatto tremendo do».
Dopo che i vigili del fuoco hanno aperto la porta (chiusa a chiave) passando dal terrazzo, i militari e i volontari della pubblica assistenza hanno trovato l'uomo sul letto, già in fase di decomposizione. E' stato portato al cimitero dei Lupi e oggi, se la polizia mortuaria darà il via libera, sarà seppellito dai volontari della Misericordia.
«Voleva stare solo - raccontano i vicini - cercava sempre di allontanare chiunque gli si avvicinasse. Non apriva neppure ai volontari della chiesa o ai servizi sociali». Spesso passava le giornate sul lungomare o seduto su una panchina davanti all'ospedale di Pisa. Girovagava con un borsone rettangolare: dentro piccoli pezzi di vita, ricordi inseparabili. Poi rientrava nell'appartamento in affitto a Fabbricotti. «Sembrava un senzatetto - continuano - in realtà non aveva problemi di soldi».
Ma era sempre solo, non voleva nessuno intorno. Nessun parente (tranne un fratello). Nessun amico. Tra un pianerottolo e l'altro c'è chi racconta di un dolore grande, come la perdita di un figlio. Poi il dramma dell'alcol, piccole manie quotidiane. Ma sono tutte immagini sbiadite: «A Milano era stato un buon manager, era anche esponente della Dc: ma come faceva di nome?». Questo punto interrogativo basta a dire che in realtà nessuno conosceva quell'uomo che se ne è andato solo, nell'ombra, a ridosso del Natale.
Per giorni è rimasto senza vita in quell'abitazione al terzo piano: nessuna telefonata, nessuna visita. Solo i vicini, nella tarda serata di giovedì, si sono accorti che qualcosa non andava e hanno chiamato il 112. «Le luci dell'appartamento - racconta Claudio Consani, che vive nella porta di fronte - erano spente quasi da un mese. Anche la posta si era accumulata. Ma abbiamo pensato che fosse fuori città o in qualche ospedale. Era una persona difficile, non parlava con noi, reagiva male». «Poi - aggiunge - il puzzo si è fatto tremendo do».
Dopo che i vigili del fuoco hanno aperto la porta (chiusa a chiave) passando dal terrazzo, i militari e i volontari della pubblica assistenza hanno trovato l'uomo sul letto, già in fase di decomposizione. E' stato portato al cimitero dei Lupi e oggi, se la polizia mortuaria darà il via libera, sarà seppellito dai volontari della Misericordia.
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