Gioco
«Il campeggio ha detto no agli sfrattati di Ardenza perché marocchini»
L'accusa della Caritas: niente case agli stranieri
Juna Goti
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La protesta scoppiata in Comune il 10 dicembre dopo lo sfratto di due famiglie marocchine da un appartamento di Ardenza 3 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. A conti fatti è come se fossero stati sfrattati due volte: la prima perché morosi, la seconda perché stranieri. Il 10 dicembre - dopo mesi di mancato pagamento - due famiglie sono state buttate fuori da un appartamento di Ardenza: nove persone in tutto, considerando mamme, papà e cinque figli minorenni. Gli uomini di casa hanno perso il lavoro: un posto in subappalto tra una banchina e l'altra del porto. Così sono arrivati i guai: prima le bollette insolute, poi l'addio alla casa. Il punto è che oggi, nonostante le garanzie di pagamento della diocesi, nessuno vuole più ospitarli: né in un bungalow né in un vero appartamento. E il motivo - come denuncia il direttore della Caritas, Enrico Sassano - è molto "semplice": sono stranieri. Subito dopo essere state sfrattate, nei primi giorni di dicembre, le due famiglie hanno fatto irruzione in consiglio comunale insieme a una cinquantina di residenti precari e ai rappresentanti dell'Unione Inquilini. A Palazzo Civico era in corso il consiglio comunale e la tensione è salita alle stelle. Tanto che una delle mamme rimaste fuori casa si è sentita male ed è stata soccorsa dai volontari della Misericordia. L'assessore al sociale, Gabriele Cantù, ha incontrato i due papà e trovato una soluzione provvisoria: tutti in albergo per una settimana. Poi, in accordo con la diocesi, è scattato l'intervento della Caritas. Per giorni i rappresentanti del braccio operativo della chiesa livornese hanno cercato una sistemazione che fosse a scadenza più lunga, almeno di qualche mese. E alla fine della scorsa settimana l'accordo sembrava fatto. «Stiamo trattando con un campeggio della costa - aveva dichiarato il direttore, Enrico Sassano - entro pochi giorni le due famiglie dovrebbero trasferirsi in un bungalow perfettamente attrezzato in cui passare l'inverno». Stabilito anche il prezzo: circa 500 al mese per ogni struttura. Ma a quanto pare la garanzia di pagamento da parte della diocesi non è bastata. «Abbiamo avuto qualche problema - confessa Sassano - appena i proprietari hanno saputo che si tratta di due famiglie straniere si sono tirati indietro». Eppure i genitori hanno lavorato per molti anni tra le banchine del porto mediceo e via Salvatore Orlando. Eppure i bambini (alcuni nati in Italia) hanno frequentato e ancora frequentano le scuole elementari di Ardenza. «Non voglio fare polemica - chiude il direttore della Caritas - anche se confesso che appena l'ho saputo sono andato su tutte le furie. Inutile girarci intorno: l'accoglienza, almeno per quanto riguarda il mercato immobiliare, non è quella sbandierata in città. Dobbiamo fare i conti con questo problema ogni volta che cerchiamo un alloggio». Le due famiglie, nelle prossime settimane, saranno comunque ospitate dalla diocesi: la prima nel centro di accoglienza Don Angeli, a Torretta, la seconda dalle suore di Quercianella (fino al 10 gennaio) e poi nella Casa d'Incontro riservata di solito ai parenti dei detenuti.
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