Il Tirreno

Livorno

Chiudo, noi artigiani siamo al ko

Lido Toncelli, titolare della Pellicceria Settimii
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Lido Toncelli, titolare della Pellicceria Settimii

La Pellicceria Settimii cessa l'attività dopo 60 anni. Il titolare: costretto alla resa

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 LIVORNO. No, non è una furbata per poter anticipare i saldi: fra un mesetto la Pellicceria Settimii, un marchio sulla breccia da più di mezzo secolo nella nostra città, abbasserrà definitivamente la saracinesca. E, come dice la campagna pubblicitaria, svende tutto sottocosto secondo quanto stabilisce la legge in caso di cessazione dell'attività.  «L'artigiano oggi non ce la fa più: è stritolato», sono amare le parole di Lido Toncelli, titolare del negozio. Quasi il manifesto del piccolo imprenditore artigiano che si accorge che non gli resta da fare altro che alzare bandiera bianca.  Non è l'unico caso nel campo dell'artigianato tradizionale fra vetreria artistica, ceramica e pelletteria: parola dell'organizzazione degli artigiani Cna, che è scesa in campo al fianco di Toncelli per farne l'emblema delle difficoltà che stanno strangolando questa fetta della piccola impresa.  Dal quartier generale dell'associazione si mette l'accento sul fatto che sparisce qualcosa di non secondario: basti pensare - viene ribadito - che «nell'atelier in Corso Amedeo sono entrati negli anni migliaia di clienti, anche da fuori Livorno, per apprezzare non solo le pellicce ed i capi in pelle fatti a mano, ma anche gli abiti di alta sartoria».  Cosa ha spinto il titolare della pellicceria ad arrendersi? «Le tasse - fa sapere tramite la sua associazione - sono troppo alte rispetto a quel che si incassa. Intanto cala il numero di clienti che, se non c'è la griffe famosa, riconoscano l'effettivo valore di un capo fatto a mano. L'oggetto pare non poter aver valore».  Toncelli ha cominciato come lavorante, successivamente ha rilevato dal titolare la pellicceria che ha portato avanti per tanti anni («quando chiudi l'attività in cui hai speso una vita, la tua vita, rimane un po' di amarezza»).  La questione riguarda i conti economici ma non solo quello. Il discorso abbraccia anche altri aspetti. Come, ad esempio, la difficoltà di trovare qualcuno al quale cedere l'azienda. Di chi è la colpa se non ha trovato da vendere l'azienda? Toncelli punta il dito contro due aspetti. L'uno è il degrado della zona: «Ormai la parte nord di Corso Amedeo che un tempo era una delle vie importanti di Livorno si è degradata a zona di parcheggio selvaggio», dunque una attività commerciale qui «nemmeno gli imprenditori cinesi vorrebbero acquistarla o prenderla in affitto». L'altro: manca qualcuno che abbia il mestiere in mano («i giovani non vedono di buon occhio il lavoro manuale: le pochissime attività dai semplici orli alla sartoria o alla rimessa a modello dei capi sono in mano a giovani tutti dell'Est europeo»).  Marco Valtriani, direttore Cna, sottolinea che «è una delle nostre aziende storiche, una delle tante che chiude senza far rumore, lasciando però un vuoto di tradizione e di lavoro nella nostra società di cui ancora si stenta a livello istituzionale e politico a prendere coscienza». Manca la tutela del made in Italy: basta che «una parte parte della lavorazione venga fatta in Italia, magari sempre da stranieri, per marchiarlo come prodotto italiano».

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di Redazione web