Gioco
Mozione pro-Piccini ma Kutufà si defila
Cristiano Meoni
Il presidente e Tortolini non votano il ricorso contro il ministro, l'Idv si astiene
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LIVORNO. Un sì condizionato al ricorso contro Matteoli. Se lo farà il Comune, si aggiungerà pure la Provincia. Non necessariamente sarà un ricorso al Tar «ma nelle sedi che saranno ritenute più opportune». E comunque dal consiglio provinciale, dove ieri mattina ha tenuto banco la vicenda dell'Autorità Portuale, non giungono buone notizie per il presidente uscente Roberto Piccini. La mozione presentata dal Pd che chiede la sua riconferma e critica il ministro Matteoli è passata, ma con alcune defezioni di rilievo. La più macroscopica: il presidente Giorgio Kutufà non ha votato. «Non aveva senso votare, dato che la mozione è un invito al presidente a ricorrere; al tempo stesso sarei stato invitante e invitato» cerca di spiegare Kutufà. Ricordando di non aver partecipato al voto «neppure per la mozione presentata dalla maggioranza sulla discarica del Limoncino. Comunque, mi sono voluto distinguere». Seconda sorpresa: non ha votato neppure Matteo Tortolini, consigliere provinciale ma anche consigliere regionale e responsabile porti e trasporti del Pd toscano, che pure ha assistito al dibattito. Terza defezione: i due consiglieri dell'Italia dei Valori si sono astenuti «ma è come se avessimo votato contro: noi siamo perchè sia fatta la seconda terna» dice il capogruppo Bogi. In Provincia il fronte della resistenza è apparso tuttaltro che granitico. La scorsa settimana, quando il consiglio comunale ha approvato una mozione contro la bocciatura della terna più netta di quella della Provincia, il sindaco Cosimi l'ha votata. Giorgio Kutufà ha preferito trincerarsi dietro il profilo istituzionale della sua carica, tenendo bassi i toni pur senza nascondere il suo pensiero sulla mossa di Matteoli: «La risposta del ministro è carente di motivazioni, che però si ritrovano in abbondanza nell'intervista che ha rilasciato dove ci sono anche ragioni di tipo personale. Da qui il mio disagio e imbarazzo. E' censurabile che il ministro non sia andato alla ricerca dell'intesa con la Regione». E dopo aver ricordato il precedente di Piombino, «dove una leale collaborazione tra istituzioni ha consentito l'intesa», Kutufà si è detto preoccupato perchè «questo cortocircuito istituzionale può portare al commissariamento». Del resto, ha ricordato due dati di fatto: «Il ricorso al Tar già presentato da Piccini e il preannuncio di un ricorso da parte del Comune. La situazione è oggettivamente difficile». E dato che il Natale è alle porte, ecco anche l'augurio: «L'augurio è che si possano trovare convergenze attorno a questa terna». Non una parola sul ricorso, come se Kutufà volesse lasciarsi aperta una via d'uscita, quasi si fosse diviso i compiti con il gruppo del suo partito. Del possibile ricorso infatti parla, subordinandolo ad alcune condizioni, la mozione presentata dal capogruppo Pd Elis Bufalini e approvata con i voti di Pd, Rifondazione, Comunisti Italiani e Sel (22 sì, 5 no e 2 astenuti). Che, preso atto della «immotivata e ingiustificata decisione del ministro Matteoli», invita «il presidente Kutufà a ricorrere nel modo più efficace a impugnare la legittimità formale e sostanziale dell'atto ministeriale, nelle sedi più opportune, acquisiti in merito il ricorso presentato dal presidente Piccini e valutate le azioni intraprese dal Comune di Livorno». Tradotto dal politichese: forse il ricorso sarà fatto, non necessariamente al Tar, ma solo dopo che lo avrà presentato il Comune. Kutufà lascia a Cosimi il "cerino" del commissariamento, minacciato dal ministro nel caso che non una persona - come Piccini - ma una istituzione impugni il suo atto.
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