Il Tirreno

Livorno

Con gli scrittori riscopro Livorno

Maria Antonietta Schiavina
<b>CON IL CANE.</b> Anna Laura Bachini insieme al suo fido Sahara
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CON IL CANE. Anna Laura Bachini insieme al suo fido Sahara

«La mia guida non segnala gli hotel, racconta la città con gli occhi dell'arte»

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 LIVORNO. Il nonno paterno, Eliseo, personaggio di spicco della Livorno di un tempo, nato verso la fine dell'Ottocento e morto a 107 anni, appassionato di musica lirica e organizzatore di concerti all'allora teatro S. Marco, lavorava come sarto all'Accademia navale, ma cuciva anche gli abiti per i magistrati.  E Anna Laura Bachini, figlia di una casalinga e di un commerciante - artista a tutto tondo della grafica e della fotografia, che ha scelto Livorno come musa ispiratrice - afferma che la sua propensione per l'arte probabilmente l'ha ereditata proprio da lui.  «Dopo il liceo scientifico, che ho frequentato a Livorno, all'inizio degli anni Ottanta, con un certo anticipo, perché essendo molto alta i miei mi avevano iscritto a 5 anni alla primina - dice la Bachini - mi sono trasferita a Firenze, fuggendo da una realtà di provincia che mi andava stretta, in un periodo in cui non era facile per un giovane spostarsi dal proprio luogo di nascita. E ho frequentato l'Isia, Istituto superiore industrie artistiche, una scuola para-universitaria, tuttora a numero chiuso, che seleziona 30 studenti all'anno previo esame di ammissione, dove io, non so per quale colpo di fortuna, sono riuscita a entrare».  Prima di scegliere l'indirizzo artistico però ha frequentato l'università di Pisa, facoltà di lingue.  «Sì, ma poi, anche per andare via dalla mia città, non per fare avanti e indietro in treno, ma per vivere in un altro luogo, sono passata all'arte, spostandomi da Pisa a Firenze».  Decisione che si è rivelata positiva?  «Sì e non solo per la scuola, ma anche per la mia vita: avevo incominciato ad amare Firenze dopo una gita scolastica e con la permanenza il mio amore è andato aumentando giorno dopo giorno: vivevo in una casa con altre ragazze e mi godevo in pieno la mia indipendenza, ma soprattutto incameravo tutto ciò che di bello offriva quella città».  Uno dei suo docenti è stato Enzo Mari, famoso designer milanese.  «L'ho avuto come insegnante al terzo anno e con lui ho dato la tesi: oltre a formarmi dal punto di vista artistico, Mari mi ha aperto la mente, ma è stato anche il mio miglior biglietto da visita per il lavoro, perché mi ha aperto le porte della Soprintendenza delle Belle Arti di Pisa che, proprio grazie al fatto che avevo studiato con lui, mi chiamò incaricandomi di occuparmi per Livorno di "Percorsi didattici" un'istituzione già esistente in molte città toscane, che a Livorno invece mancava».  Così, dopo essersi allontanata dalla sua città natale per studiare, vi è ritornata per lavorare.  «E ho incominciato ad amare Livorno, che prima mi andava stretta, guardandola dopo un lungo periodo di assenza con occhi diversi. Erano gli inizi degli anni Novanta, e la città, che quando me ne ero andata io sembrava spenta, incominciava a ravvivarsi».  Forse l'amore per un luogo che l'aveva vista crescere, è nato anche dal fatto di ritornarci da adulta.  «Certo, ma soprattutto dall'obbligo che avevo di conoscerla per lavoro: quando devi entrarci dentro in modo approfondito, un luogo che prima guardavi distrattamente si rivela a te con atmosfere diverse, affascinandoti».  A Livorno ha dato anche il via al suo laboratorio nel cuore della Venezia.  «Nel 2005, ma prima ho aperto uno studio grafico in via Grande, iniziando a curare l'immagine di alcune aziende e a lavorare per istituzioni ed enti: mi sono occupata dell'inaugurazione del museo Fattori, di quella del teatro Goldoni e della Goldonetta. E ho collaborato sia con privati che con enti pubblici. Poi, per festeggiare i miei quindici anni di lavoro grafico a Livorno, ho pensato di realizzare dei pannelli fotografici, collaborando anche con l'ufficio del turismo. Da lì sono nati anche i cuscini, le borse e altri oggetti che realizzo nel mio laboratorio, con un progetto per la prima volta libero e non su ordinazione».  Parliamo dell'AltraGuida. E' il primo libro dedicato a Livorno?  «Il primo ideato da me».  Come è nato il progetto?  «Da un'esigenza, e anche da una richiesta di chi, passando dal mio laboratorio e vedendo gli oggetti esposti, mi ha dato lo spunto per qualcosa di diverso dalla solita guida. Ma l'idea mi è venuta soprattutto come viaggiatrice, perché quando vado in un luogo nuovo cerco sempre di leggere i libri degli scrittori che ne parlano, per capire dalle loro parole, qualcosa di più che non solo la parte turistica».  Realizzerà per altre città l'AltraGuida o il suo lavoro si ferma qui?  «Livorno è solo il punto di partenza, ed è la città che meglio conosco, ma la collana andrà avanti toccando altri luoghi con lo stesso sistema, quello cioè di raccontare la città attraverso le parole dei personaggi che l'hanno visitata».  Durante la presentazione della guida alla Gaia Scienza lei ha detto, non senza un pizzico di polemica, che spesso sono proprio i livornesi che buttano giù la loro città parlandone male.  «E' la verità e non ci fa certo onore».  Se lei dovesse raccontare a chi di Livorno non sa nulla la sua città, come la descriverebbe, per non dire soltanto che si trova a pochi chilometri da Pisa?  «Come un luogo che ha una grande affinità con altre belle città di porto del Mediterraneo, e la caratteristica di saper accogliere chi arriva. Non tanto come apertura verso il turista, ma per la facilità che Livorno ha da sempre nel comunicare con gli altri popoli. E questa atmosfera di accoglienza si percepisce soffermandosi per le vie della Venezia, addentrandosi nel porto, o visitando la Fortezza Vecchia».  Chi approda a Livorno per prendere il traghetto per la Sardegna e la Corsica, fermandosi poche ore, magari solo al porto, però non riesce a vedere questo aspetto.  «E' vero e i livornesi devono fare uno sforzo per organizzarsi in tal senso, in modo che il turista si fermi un po' di più e passeggi per la città imparando a conoscerla. Livorno è come una donna non troppo appariscente, che si fa scoprire piano piano, ma che una volta scoperta fa innamorare».  

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di Redazione web