Gioco
Cade sulle scale, risarcita di 480mila euro
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La scalinata di Palazzo Granducale, sede della Provincia La Provincia deve pagare i danni a dipendente per un infortunio a Palazzo Granducale
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LIVORNO. Uno scivolone costato caro. All'impiegata della Provincia caduta sulle scale di Palazzo Granducale, sede dell'ente, dopo aver inciampato su una penna: due vertebre fratturate e un trauma cranico. Ma anche all'amministrazione provinciale, condannata a risarcire la lavoratrice con un super indennizzo: 485mila euro. Un bel ruzzolone l'ha fatto, oltre alla lavoratrice, anche la giustizia, che in primo grado aveva riconosciuto all'impiegata meno di 40mila euro, interessi compresi. Ma in appello è stato provato anche il danno psicologico, dovuto alle conseguenze dell'infortunio. E la cifra è decuplicata. Un bel problema per le finanze della Provincia. Che infatti ha stabilito di contestare la sentenza della Corte d'Appello in Cassazione, ultimo grado di giudizio, con decisione unanime della giunta. Ci sono voluti diciassette anni perchè Antonella Vivaldi, 44 anni, adesso dipendente dell'Asl, avesse giustizia. E non è finita, perchè il ricorso in Cassazione porterà via altri anni. L'infortunio risale al 13 gennaio 1993: praticamente un secolo fa, finiva la Prima Repubblica, presidente della Provincia era Iginio Marianelli (Psi). La dipendente della Provincia, che lavorava al terzo piano di Palazzo Granducale, viene mandata dal capufficio a fare le fotocopie al piano terreno. Ma mentre scende le scale, mette un piede su una penna e scivola, picchiando la schiena sugli scalini. Le colleghe la ritrovano parecchi gradini più in basso, dolorante. La corsa all'ospedale in ambulanza, la diagnosi (vertebre fratturate ma senza danni irreversibili) una lunga convalescenza. E una ancor più lunga battaglia per vedersi attribuire un indennizzo. L'impiegata chiede il riconoscimento dell'infortunio sul lavoro ma l'Inail, inspiegabilmente, lo nega, e così anche la rendita. Così diventa obbligata la strada di una causa contro l'ente. «La causa - come spiega la delibera approvata dalla giunta provinciale il 23 novembre scorso - finisce nel 2003. E l'amministrazione viene riconosciuta dal tribunale di Livorno responsabile esclusiva del danno biologico consequenziale all'infortunio e condannata a risarcire la lavoratrice con 26mila euro, oltre agli interessi e alla rivalutazione monetaria». Nessun cenno ai danni patiti dal punto di vista psicologico a causa dell'incidente. Non soddisfatta della sentenza di primo grado, l'impiegata - che nel frattempo era passata con la "mobilità" dalla Provincia all'Asl - ricorre alla Corte di Appello, assistita dall'avvocato Corti di Firenze. Che, valutate le nuove perizie, dopo una lunga e puntigliosa istruttoria, condanna l'ente a pagare anche il danno correlato alle conseguenze psicologiche dell'infortunio. Nella sentenza del luglio scorso il conto lievita a 306mila euro. Aggiungendo interessi legali e rivalutazione monetaria, fanno 485mila euro tondi tondi. La Provincia è corsa a tamponare la falla nel bilancio. «La sentenza della Corte d'Appello stravolge la motivazione di quella di primo grado» si legge nella delibera di giunta. La Provincia ha deciso di chiedere «una riforma della sentenza di appello davanti alla Cassazione», affidando l'incarico di rappresentarla all'avvocato Vito Vannucci e all'avvocato Sergio Menchini. (c.m.)
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