Il Tirreno

Livorno

Maggioranza e opposizione insorgono: «C’erano state dette altre cose». Righini: «Non siamo noi a decidere»

Arpat: nell'ex cava l'acqua c'è

In alto il direttore di Arpat, Fabrizio Righini. Di lato la cava del monte La Poggia. Sotto Andrea Romano
◗
In alto il direttore di Arpat, Fabrizio Righini. Di lato la cava del monte La Poggia. Sotto Andrea Romano

Per l'agenzia dell'ambiente una sorgente del Monte La Poggia è ancora attiva

2 MINUTI DI LETTURA





 LIVORNO. Sulla discarica del Limoncino Arpat mostra il fianco scoperto e in commissione scoppia il caos. Ieri, in Comune, il direttore Fabrizio Righini ha ripetuto che «nell'iter autorizzativo dell'impianto Arpat non ha avuto potere decisionale, ma solo un ruolo di consulenza». I consiglieri presenti si aspettano però risposte diverse, anche perché l'audizione di Righini, a Palazzo Civico, è attesa da tempo. Messo alle strette da maggioranza e opposizione il direttore dell'Agenzia per il controllo ambientale dice in sostanza tre cose: «Quella del Limoncino non è solo una discarica di inerti, ma un impianto di rifiuti speciali a basso contenuto organico»; «i controlli successivi alla messa in funzione della discarica saranno effettuati da Arpat a spese dei proprietari»; «non tutte le osservazioni presentate in fase istruttoria sono state recepite nell'autorizzazione finale». Certo alcuni punti chiave sono stati rivisti quasi subito: nella prima lista, ad esempio, c'erano anche rifiuti pericolosi stabili, non reattivi, che sono stati tolti. Lo stesso vale per per i pulvirulenti.  Ma resta un nodo da sciogliere: tra le osservazioni rimaste sulla carta, come riferito da Righini, c'è anche l'approfondimento sulla natura idrogeologica dell'area richiesto da Arpat. «Una delle Sorgenti del Limone - riferisce - quella che nei verbali delle conferenze dei servizi viene indicata come S1, risulta attiva e serve un monitoraggio semestrale della qualità dell'acqua». «Ma è proprio a protezione di questo sistema - sottolinea - che è prevista una barriera spessa a separare il materiale conferito in discarica dal terreno». Altro punto interrogativo: «Manca la valutazione di impatto acustico».  Così la commissione, in modo bipartisan, chiede chiarimenti: Marcella Amadio e Bruno Tamburini (Pdl), Gianfranco Lamberti (Confronto), Marco Cannito (Città Diversa), Tiziana Bartimmo (Rifondazione) si dicono «preoccupati per le evidenti titubanze di Arpat e per le osservazioni rimaste sulla carta». Lamberto Giannini (Sel) non le manda a dire: «Tutti, all'indomani dell'annuncio sulla stampa, si erano affrettati a dire che al Limoncino sarebbero state piantate le margherite, invece non stiamo parlando solo di inerti. Gli uffici comunali ci avevano anche rassicurato sulla totale assenza di acqua». Il capogruppo del Pd, Massimo Gulì, tentenna: «Sinceramente la preoccupazione è cresciuta. Abbiamo necessità di ulteriori garanzie tecniche e politiche». J.G.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Prato, il questore chiude una discoteca per 30 giorni dopo una lite (con ferito)

di Redazione Prato