Gioco
Il consigliere del Pdl definì il garante «ex terrorista»
Romiti e Solimano in tribunale per la querelle sui detenuti
Martina Corirossi
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Marco Solimano 2 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Dopo mesi di botta e risposta in consiglio comunale, stamani si affrontano sui banchi del tribunale civile Marco Solimano, nominato ad agosto garante dei detenuti, e Andrea Romiti, consigliere comunale del Pdl. A maggio Romiti si era opposto duramente all'intenzione del sindaco Cosimi di nominare proprio Solimano come garante. Il consigliere di centrodestra contestava la decisione di affidare l'incarico a un uomo che in passato ha militato nell'associazione eversiva Prima Linea: militanza costata una condanna da cui è stato tuttavia riabilitato. In un comunicato stampa Romiti definì il futuro garante «ex-terrorista di Prima Linea, colpevole di reati gravissimi e perpetrati oltretutto contro l'ordine democratico italiano, compagno di persone che hanno ucciso Aldo Moro e Marco Biagi». E proprio questa affermazione ha scatenato la bufera. Solimano ha citato in giudizio Romiti chiedendogli un risarcimento di 50mila euro. Il consigliere, di comune accordo con il suo avvocato, Gabriella Giubbilei, tiene oggi a precisare che «il termine "compagno" non vuole essere sinonimo di amico o complice, ma è stato utilizzato nella sua accezione politica, indicando una persona formata nei valori e nell'ideologia marxista e di sinistra. La frase non ha alcun carattere diffamatorio e non intendeva addebitare accuse di omicidio a Solimano». Stamani il giudice Urgese tenterà di raggiungere un accordo tra le parti. Il risarcimento di 50mila euro richiesto da Solimano è stato suddiviso in due sezioni: una dovuta al carattere diffamatorio dell'affermazione, l'altra per perdita di chance. «Capo che già non sussiste più - sostiene Giubbilei - avendo Solimano ottenuto comunque la nomina a garante». Se la domanda di Solimano fosse respinta perché giudicata pretestuosa, la decisione circa il risarcimento danni sarebbe rimessa al giudice in equità. «Se il giudice dovesse darmi ragione - chiude Romiti - devolverei il denaro alle associazioni a sostegno delle vittime del terrorismo». Solidali con il consigliere sono Mariella Magi, vedova di Fausto Dionigi, agente di polizia ucciso nel luglio del 1978 a Firenze, e Giovanni Berardi, fondatore dell'Associazione italiana vittime del terrorismo, che si dice «indignato» per quella che definisce «ennesima offesa».
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