Lutto
Ricorso per bloccare la nuova terna
Cristiano Meoni
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Roberto Piccini Piccini brucia i tempi e contrattacca: stamani depositerà l'atto al Tar
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LIVORNO. Dalle parole agli atti. Roberto Piccini, presidente dell'Autorità Portuale, stamani depositerà il ricorso al Tar con il quale contesta la bocciatura della terna di candidati da parte del ministero dei trasporti. E, da quel poco che è trapelato, potrebbe essere un ricorso più insidioso del previsto per il ministro. Il quesito posto al Tar entrerà nel merito della bocciatura, non limitandosi a sottolineare la presunta assenza di motivazioni dell'atto ministeriale. Quel che è certo è che il ricorso del presidente uscente è, al momento, l'unica stella fissa di un cielo astrale in movimento, dove ogni giorno che passa mutano posizioni e scenari. Un atto che potrebbe produrre a cascata conseguenze rilevanti. Perchè se venisse accolta la richiesta di sospendere la nota ministeriale, verrebbero annullati anche tutti gli atti conseguenti, compresa la eventuale seconda terna di candidati che il ministro ha chiesto agli enti locali e alla Camera di Commercio. Senza considerare che l'accoglimento del ricorso farebbe retrocedere l'iter di nomina di un paio di mesi e portererebbe dritti al commissariamento dell'ente (Piccini scade improrogabilmente il 18 gennaio). Con la pistola spianata del ricorso di Piccini, è improbabile che gli enti livornesi presentino una seconda terna - quella che dovrebbe contenere anche il candidato buono - col rischio di farsela bruciare dai giudici amministrativi. Anche perchè il Comune mantiene ferma la posizione assunta lunedì sera in consiglio (ricorso contro la decisione del ministro) mentre la Provincia non pare avere la forza per distinguersi. Solo la Camera di Commercio è intenzionata a fare una nuova designazione, ma non sarà sufficiente a mettere in piedi una terna. Se così è, il 7 gennaio passerà senza che sia stata presentata una nuova terna. E da quella data in poi - come prevede la legge - la nomina del presidente dell'Autorità Portuale sarà affare del ministro Altero Matteoli e del governatore Enrico Rossi. E Rossi potrebbe dire a Piccini quello che a Livorno non hanno il coraggio di dirgli: cioè che va scelto un altro presidente, perchè ci sarà sempre un Matteoli a Roma a sbarrargli la strada. A meno che il Tar non entri talmente nel vivo della questione da scoraggiare il ministro dal riproporre, argomentata, l'esclusione di Piccini.
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