Il Tirreno

Livorno

Il grido dei parroci: «Le nostre chiese sole di fronte ai poveri»

Juna Goti
A sinistra la sede Caritas, di fianco il banco alimentare della chiesa di Coteto
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A sinistra la sede Caritas, di fianco il banco alimentare della chiesa di Coteto

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 LIVORNO. La frase che si lascia scappare don Edoardo Medori, storico parroco di Sant'Andrea, la dice lunga: «Siamo disperati, la chiesa è un prontosoccorso». Al suo portone, a pochi metri dall'ingresso della croce del Cisternone, bussano ogni giorno decine di livornesi. Cercano pasta, olio, latte. Magari un lavoro, anche un lavoretto. In una parola: aiuto. «Ci sono giovani famiglie - racconta il parroco - che hanno due, tre figli a carico e non sanno come arrivare a fine mese. L'azienda dove lavoravano ha chiuso, sono pieni di bollette insolute e hanno già il mutuo congelato». «Chi può - continua con la voce che si stringe - chiede agli amici di fare qualche lavoretto in cambio di cibo. Sembrerà impossibile, ma la situazione è questa: brutta e delicatissima».  Ecco la crisi vista dalle parrocchie livornesi: vista con gli occhi di chi, ogni giorno (ma non sempre con la risposta in mano), apre la porta all'emergenza. Tutte le domeniche i parrocchiani del quartiere Garibaldi portano in chiesa generi alimentari a lunga scadenza per fare fronte almeno alla fame. «Seguiamo una settantina di famiglie - chiarisce don Medori - che hanno bisogno di beni di primissima necessità. Stiamo parlando di gente del quartiere, papà e mamme livornesi. Poi ci sono moltissimi stranieri che bussano chiedendo il pacco dei viveri».  «La nostra forza - sottolinea - sono proprio i parrocchiani: anche il giorno di Natale saranno qui a cucinare per la cena dei poveri. Ma le risorse non bastano mai». «Quando la situazione diventa insostenibile - chiude don Edoardo - chiedo aiuto a qualche amico: da Padova, ad esempio, ci hanno appena inviato un centinaio di panettoni da distribuire a Natale».  Di risorse che non bastano mai parla anche don Matteo, da poco alla guida di Sant'Agostino. «Nel giro di sei mesi - racconta - l'emergenza è quasi raddoppiata. Prima si rivolgevano alla chiesa circa quindici famiglie a settimana, oggi sono almeno venticinque, per un totale di oltre cento al mese. Ci sono parecchi stranieri, soprattutto di nazionalità romena, ma anche locali. Qualcuno vive per strada, altri nelle roulotte: hanno bisogno di abiti per i bambini e qualcosa da mangiare». Anche don Matteo chiede agli abitanti del quartiere Fabbricotti di portare a messa cibo in scatola, pasta e olio. «La gente - chiude - partecipa più che in passato perché sente che c'è davvero bisogno, ma coprire il fabbisogno reale è impossibile». Ogni mercoledì, nei locali di Sant'Agostino, è attivo il centro ascolto Caritas. Oggi, come tutti i giovedì, tocca invece all'Ufficio Lavoro: «Un modo per fare incontrare chi è in cerca di un posto e chi, magari, ha da offrirne uno».  Ma chi, sotto Natale come nel resto dell'anno, tocca sempre con mano l'emergenza è senza dubbio il parroco di Coteto, don Luciano Musi. Un «prete di frontiera», come lo chiamava monsignor Ablondi. La sua comunità dà da mangiare ogni settimana a più di tremila persone (3120). Lui ha abolito da tempo il cestino delle offerte che in tutte le altre chiese fa il giro delle panche durante la messa: «Meglio portare all'altare pasta e pane, è di questo che c'è bisogno». Don Luciano può contare sull'aiuto di ottanta volontari che ogni sera, dal'98, portano un piatto di pasta a chi non ha un tetto sulla testa: in Coteto le chiamano "ronde della carità". Poi ci sono i cestini, migliaia, che vengono distribuiti al mattino con l'aiuto dei negozianti. «Vedo persone - racconta - che quando ricevono il pacco preparato la sera prima scartano e mangiano la pizza ancora semi congelata. La fame è una brutta bestia, non ce lo scordiamo».  Ma in questo angolo di città dove la gestione dell'emergenza è all'ordine del giorno la voglia di guardare avanti con ottimismo è quasi un must: «Abbiamo messo su il banco alimentare parrocchiale. E' una raccolta mirata che ogni mese conivolge tutto il quartiere, non solo i fedeli. Facciamo una lista delle cose di cui c'è bisogno e chi vuole può portarle davanti alla chiesa. Ogni volta è una gara di solidarietà. E'a questo che voglio pensare...».

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di Redazione web