Il Tirreno

Livorno

Crolli e piccioni: nasce un super comitato per salvare il tempio

Juna Goti
Crolli e piccioni: nasce un super comitato per salvare il tempio

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LIVORNO. Qui dentro l'abbandono ha fatto più danni dei bombardamenti: i vetri colorati delle immense finestre che si affacciano sul fosso reale sono tutti rotti, il controsoffitto è crollato sulle panche di legno (in gran parte originali) che ancora guardano all'altare. Le macerie coprono il pavimento. E fanno paura. Perché se ne stanno lì a ricordare che la storica chiesa degli Olandesi - gioiellino neogotico, testimonianza della Livorno multi culturale e religiosa - sta crollando un pezzo alla volta.  Giacomo Spagnoli, livornese che da mesi osserva la caduta libera della struttura, ha messo insieme un reportage fotografico che fa spavento. Le immagini mostrano che la chiesa è ormai un'immensa voliera: piccioni, guano, crepe. La facciata è compromessa e su una delle arcate laterali si è aperto un grosso schianto. L'abside, invece, è già a cielo aperto. Con il rischio che a crollare siano anche le pareti confinanti con i palazzi vicini, costruiti nel dopoguerra a ridosso del tempio.  Chiariamolo subito: la struttura non è pubblica, ma privata. Così come l'omonimo cimitero di via Mastacchi, appartiene ai discendenti delle famiglie olandesi che nell'Ottocento popolavano la città. «Siamo rimasti in tre», spiega Ermanno Brown mentre scavalca le impalcature di sicurezza che portano alla porta laterale chiusa sempre a chiave: «Non si può pensare che una comunità piccola come la nostra (gli evangelici luterani in città sono poco più di una decina, ndc) possa occuparsi da sola di un bene storico come questo». «Non nascondo - continua - che ci siamo sentiti abbandonati, sia dagli enti pubblici che privati».  Mentre i piccioni svolazzano da una finestra all'altra e le pareti scricchiolano, a chiedere permesso sono i residenti del palazzo vicino, che con la chiesa condividono la parete ovest. «Abbiamo paura che crolli tutto sulle nostre camere, i muri sono già zuppi d'acqua», si lascia scappare Maria Grazia Piperno. Poi si guarda intorno e dopo qualche secondo di silenzio: «Non è possibile, questa era una delle chiese più belle di Livorno... ora sembra un campo di battaglia. Sto qui accanto da cinquant'anni, ricordo ancora le splendide feste che la comunità organizzava ogni sabato. L'organo che suonava che fine ha fatto?». Rispondiamo noi: rubato, ormai una vita fa.  Ma il punto è un altro: come recuperare un bene artistico che fa parte dell'identità della città, ma che è a tutti gli effetti privato? I proprietari ripetono di non potersene fare carico e le casse degli enti pubblici - ammesso che ci sia la volontà di intervenire - non brillano per prosperità.  E' a queste domande che sta cercando di dare almeno una prima risposta il comitato nato in difesa della chiesa alemanno-olandese all'interno del Lions Club Host. «In passato - spiega il presidente Antonio Heusch, insieme ai soci Gianluca Giovannini e Roberto Cappalli - ci siamo occupati del recupero dell'oratorio di San Ranieri, di fianco alla chiesa di Santa Giulia: era un disastro, oggi è splendido». «Quanto alla chiesa - riprende - l'obiettivo non è tanto trovare fondi per il recupero (anche se solo per metterla in sicurezza ci vorrebbero svariate centinaia di migliaia di euro, ndc) quanto promuovere l'interessamento degli enti pubblici e privati che ruotano intorno alla città». Detto in altri termini: «Mettere in piedi una rete di interessi per portare avanti un'operazione simile a quella dell'ex Lazzeri, oggi libreria Edison».  Certo il contesto è diverso: i metri quadri sono circa 400, l'edificio si affaccia su una strada super trafficata e povera di parcheggi, i proprietari chiedono di mantenere almeno in parte (dove c'è ancora l'altare) la funzione originaria. «I passi da fare subito - chiude Heusch - sono due: notificare l'immobile per avere accesso a una serie di finanziamenti che oggi sfuggono e decidere cosa farne. Serve un bando di idee per reinventarne l'uso e rendere questo piccolo gioiello degradato di nuovo appetibile. Da alcune istituzioni non ci aspettiamo un contributo economico, ma almeno attenzione».

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