Il Tirreno

Livorno

Così parlò Daniele. La nostra barca a vela? La “Banda Bassotti”

Vivono in modo diverso dal nostro se non ci fossero saremmo più poveri

<b>NEL SUO STUDIO.</b> Daniele Tornar, presidente del Parco del Mulino
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NEL SUO STUDIO. Daniele Tornar, presidente del Parco del Mulino

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 Il cervello umano cresce con l'uso e se i ragazzi Down vengono lasciati in casa davanti alla tv si spengono. Se li stimoliamo, invece, riusciamo a ottenere dei vantaggi, non solo per loro, ma anche per le famiglie e la società.  In questa Livorno, per tanti versi così difficile, ma troppo spesso giudicata male anche da chi ci vive, c'è tanta gente che ci vuole bene. Ed esiste una Fondazione come quella della Cassa di Risparmi, che ci dà una grossa mano: il suo presidente, l'avvocato Luciano Bar- sotti, ha sempre creduto in noi, fornendoci non solo il sostegno finanziario ma il coraggio di andare avanti.  Uno dei gioielli della nostra associazione è la vela, intesa non come passeggiatina in mare, ma come proseguimento delle attività di autonomia: abbiamo una barca di sette metri (la Banda Bassotti) comprata con l'aiuto della Fondazione Cassa di Risparmi, e facciamo corsi di vela con istruttori professionisti, ma anche gare importanti come il trofeo Accademia navale, a cui partecipano velisti provenienti da tutto il mondo.  A proposito di persone buone voglio citare un velista milanese, Antony de Stefani, della General Cargo, che si è avvicinato a noi anni fa e non ci ha più abbandonato, sponsorizzando la nostra attività di vela e diventando nel tempo con il suo affetto, come gli dico sempre scherzando, «più Down dei Down».  La situazione nella scuola italiana, e perciò anche in quella livornese, è vergognosa. Le famiglie con disabili devono compiere una battaglia ingiusta, che non fa onore a una nazione un tempo all'avanguardia nei confronti dell'handicap. Se andiamo avanti così ritorneremo alle scuole speciali, che già qualcuno ha avuto il cattivo gusto di suggerire.  Quando una donna incinta viene a chiedermi se deve fare gli esami per capire se il figlio che porta in grembo potrebbe essere Down, lascio sempre a lei la decisione. E trovo spesso chi mi dice: «Non voglio sapere, è mio figlio e lo tengo in ogni caso».  Giorgia, mia figlia, ha 25 anni, ed è cresciuta con la consapevolezza di avere un fratello che vale. Se lei oggi è sensibile e attenta, lo deve anche al fatto di avere avuto accanto una persona splendida come Davide.  I Down vivono in maniera così diversa dalla nostra e riescono sempre a tirar fuori i migliori sentimenti. Il giorno in cui, per qualche scoperta della scienza, non nasceranno più, sono convinto che saremo tutti più poveri.

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di Redazione web