Sicurezza
Via Ademollo cade a pezzi
Juna Goti
La rabbia degli inquilini delle case popolari: è un’altra Fiorentina
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LIVORNO. «Questa è un’altra Fiorentina: ma non c’è traccia del piano di recupero». Nei cortili di via Ademollo, tra la stazione e i Salesiani, il malumore alza la voce e gli abitanti scrivono alla Regione. «Perché la muffa ricopre le pareti, le facciate cedono e ci sono pezzi di quartiere che sembrano un fantasma». Come il casottino che se ne sta lì, al centro dei civici 20, 18, 16 e 14. E’ senza il tetto, circondato dalle carcasse degli scooter, delle auto e di vecchie cucine.
È murato, per evitare che qualcuno entri e magari si faccia male. Intorno ci sono ancora gli stendi panni "collettivi": quelli che una volta si costruivano nei cortili dei palazzi per raccogliere i vestiti di tutti. Poi i portoni sfondati e l’intonaco che cade giù dalle facciate anni Quaranta. Paradossalmente protette dalle Belle Arti.
In questo quadrato chiuso tra la stazione e Colline vivono 160 famiglie, circa 500 persone. I più sono in affitto all’Ater, qualcuno è entrato abusivamente, altri (pochissimi) sono proprietari del proprio alloggio. Gli appartamenti non superano i 40-45 metri quadri: in pratica camera, cucina e bagno. In qualche caso un mini salotto. C’è chi ha fatto mettere un nuovo impianto di riscaldamento e il condizionatore. Chi, sotto al piano della cucina, ha ancora la bombola del gas. Un puzzle fatto di facce, campanelli, situazioni diverse.
Vale per la condizione degli appartamenti, vale per i pagamenti: zero euro, poco più di dodici, anche centocinquanta. Poi c’è chi ha comprato le mura popolari anni fa e le ha riaffittate a famiglie extra-quartiere, per lo più dell’est. Anche nuclei doppi, in quaranta metri, per risparmiare sul canone a fine mese. Nei palazzi che cadono a pezzi.
È murato, per evitare che qualcuno entri e magari si faccia male. Intorno ci sono ancora gli stendi panni "collettivi": quelli che una volta si costruivano nei cortili dei palazzi per raccogliere i vestiti di tutti. Poi i portoni sfondati e l’intonaco che cade giù dalle facciate anni Quaranta. Paradossalmente protette dalle Belle Arti.
In questo quadrato chiuso tra la stazione e Colline vivono 160 famiglie, circa 500 persone. I più sono in affitto all’Ater, qualcuno è entrato abusivamente, altri (pochissimi) sono proprietari del proprio alloggio. Gli appartamenti non superano i 40-45 metri quadri: in pratica camera, cucina e bagno. In qualche caso un mini salotto. C’è chi ha fatto mettere un nuovo impianto di riscaldamento e il condizionatore. Chi, sotto al piano della cucina, ha ancora la bombola del gas. Un puzzle fatto di facce, campanelli, situazioni diverse.
Vale per la condizione degli appartamenti, vale per i pagamenti: zero euro, poco più di dodici, anche centocinquanta. Poi c’è chi ha comprato le mura popolari anni fa e le ha riaffittate a famiglie extra-quartiere, per lo più dell’est. Anche nuclei doppi, in quaranta metri, per risparmiare sul canone a fine mese. Nei palazzi che cadono a pezzi.
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