La protesta
«Non ho tradito io ma il Pdl»
Federica Boldrini
Ghiozzi, passato alla Lega, accusa: «È un partito nel caos»
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LIVORNO. Ha iniziato a occuparsi di politica a 14 anni. Oggi Carlo Ghiozzi di anni ne ha 32 ed è approdato alla Lega Nord, ma la sua strada è stata lunga: i primi passi da ragazzino con il Movimento Sociale, confluito poi in Alleanza Nazionale e poi nel Pdl. Eletto a 18 anni consigliere alla circoscrizione 4, nel 2004 è approdato in Comune, nelle fila di Alleanza Nazionale, con 300 preferenze. Cinque anni dopo, nel 2009, Ghiozzi si è presentato con il Pdl, rieletto con 500 preferenze. Ma insieme alla politica Carlo Ghiozzi ha coltivata un'altra passione, quella dello sport. Ghiozzi è presidente di due società di rugby: la Etruschi Livorno e la Etruschi Collesalvetti, che vantano entrambe un grande numero di iscritti. Si è avvicinato alla politica da ragazzino e da sempre è rimasto fedele al suo partito. Perché ha deciso proprio oggi di lasciare il Pdl? «Quello che non mi piace attualmente sono le divisioni interne insanabili che si sono create nel partito. E non solo a livello nazionale, basta guardare la nostra città. A questo punto mi sono chiesto come possa un partito che non riesce a governare se stesso, riuscire a governare i cittadini. Non solo, il Pdl è molto cambiato negli ultimi tempi: oggi è un partito che non è più governato dalla meritocrazia e questo io non lo posso accettare». Perché ha scelto la Lega Nord? «Da un po' di tempo erano iniziati i "mal di pancia" all'interno del Pdl. Discussioni all'ordine del giorno, divisioni crescenti: mi stavo rendendo conto insomma che il partito non rispecchiava più i valori per i quali mi sono sempre battuto. Allora mi sono avvicinato alla Lega e ho parlato con Morganti che è venuto a Livorno per conoscermi: sono un cattolico impegnato in politica e i miei valori sono la salvaguardia della tradizione cristiana, dell'identità e della vita». Valori che ha ritrovato nella Lega? «Esattamente. Valori che nel Pdl ormai non trovavo più spazio e me ne sono reso conto mio malgrado». È stata una scelta sofferta quella di lasciare il Pdl? «Molto sofferta. Quando si condividono anni di lotte, di campagne elettorali, di condivisione di idee e di valori appunto, lasciare non è mai facile. Anche se qualcuno è arrivato a definirmi "clericalfascista" (il consigliere Gionata Giubbilei ndr). Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il silenzio del partito calato su queste parole. Nessuno del Pdl che sia intervenuto in mia difesa». Si sente un "traditore"? Come risponde a chi la definisce tale? «Assolutamente no. Penso al contrario che a tradire i valori fondamentali di cui parlavo prima sia stato proprio il Pdl».
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