La protesta
LA TESTIMONIANZA
«L'intonaco è crollato, abbiamo rischiato grosso»
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Emilio Guccini davanti alle transenne 2 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. Il portone del civico 14 di via Ademollo è transennato da almeno sei mesi. Così come la facciata anteriore del palazzo. «L'intonaco - racconta Emilio Guccini, che vive in uno degli alloggi che si affacciano sul cortile interno - è venuto giù insieme ai davanzali di marmo del quarto piano. Per fortuna in quel momento, sotto alle finestre, non c'era nessuno». Quella di Emilio è una storia particolare: il padre, Giancarlo, è scomparso nel 2003 sotto le macerie del condominio popolare esploso in via Giordano Bruno. Quello appena ricostruito, ma ancora vuoto e al centro di una dura polemica, perché gli abitanti di Fiorentina chiedono a gran voce trasferimenti e partenza del piano di recupero. A perdere la vita, nel quartiere che abbraccia via Garibaldi, furono due pensionati: Dino Tuccoli e il padre di Emilio, Giancarlo. «Vivevo con lui - riferisce il trentaseienne - ma non sono riuscito a dimostrarlo. Così insieme a mio padre, quel giorno, ho perso anche la casa». Qualche tempo dopo l'esplosione il livornese, con i figli e la compagna, ha occupato un alloggio in via Ademollo: come molti altri "abusivi" paga circa 150 euro al mese. «Il palazzo - dice - è messo male. All'interno, chi ha potuto, ha fatto qualche lavoretto: tinteggiatura, impianto di riscaldamento. Ma all'esterno...». «Forse - continua insieme a un gruppo di vicini radunati nel cortile - l'intonaco è venuto giù dopo che Casalp ha cercato di mettere mano alle gigantesche bolle che si erano formate sulla facciata. E' venuta una ditta, poi c'è stato il crollo. I vigili del fuoco sono venuti subito e hanno transennato tutto. Ma i lavori di ristrutturazione e messa in sicurezza (salvo la sostituzione dei davanzali di marmo che si sono sgretolati all'ultimo piano) non sono mai partiti». E in fetti intorno alle finestre ci sono ancora fili scoperti e cavi dell'elettricità che penzolano.
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