Gioco
Il dramma dei cassaintegrati: da lunedì tutti in mobilità
«Un Natale disastroso con 500 euro al mese»
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Claudia Cerase (la prima a destra) 2 MINUTI DI LETTURA
LIVORNO. «Che Natale sarà? Cosa vuole che le dica: senza luci, disastroso. Qualche giorno prima della festa ci chiameranno a firmare la messa in mobilità, che poi non è altro che l'anticamera del licenziamento...». Forse è proprio lei, Claudia Cerase (35 anni), l'immagine simbolo della lotta targata Giolfo & Calcagno. E' stata lei a tirare su, insieme alle colleghe - quasi tutte donne, sopra i trent'anni - il gazebo di protesta ai piedi del Comune e della Provincia, di fianco alla tenda degli ex Delphi. Sempre lei è salita sul tetto dello stabilimento di via Leonardo da Vinci, qualche settimana fa, per agguantare con le unghie e con i denti l'ultimo scampolo di cassa integrazione rimasto. E ancora lei ha pianto lacrime di rabbia sotto al loggiato di palazzo Granducale quando dall'azienda è arrivato l'ultimo niet. «Siamo stati abbandonati - dice mentre aspetta il sindaco nell'atrio del Comune insieme a una quindicina di operai - si sono mossi tutti troppo tardi. Stiamo aspettando di riscuotere l'ultima metà di cassa integrazione di novembre. Entro il 31 ci daranno anche il Tfr, ma sono rimasti pochi spiccioli: 100, forse 200 euro. Ecco il nostro Natale: per quanto mi riguarda farò giusto in tempo a pagare i 500 euro di affitto». E la strada sembra ancora più in salita quando non si è più ragazzini per essere assunti e neppure troppo vecchi per la pensione. Ne sanno qualcosa Perla Pedonese e Massimo Cheli: marito e moglie, tutti e due lavoratori della Giolfo & Calcagno, tutti e due in cassa integrazione. «In realtà - racconta lui - mia moglie ha provato a investire su un'ltra professione, come consigliato dai nostri amministratori: qualche mese fa si è staccata dal sito e ha pagato e superato il corso Osa per entrare in ospedale. Dopo settimane di niente ha trovato un posto a Buti, ma a conti fatti le spese di viaggio superavano i guadagni». «La speranza - chiude il lavoratore ex Giolfo & Calcagno - non c'è più. Ma se vogliamo dirla tutta il prossimo Natale non sarà poi così diverso dagli ultimi: ci hanno lasciati soli, anche i sindacati. Non sappiamo più dove sbattere la testa». J.G.
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