Toscana
«L'autismo non passa a 18 anni ma i progetti vengono interrotti»
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LIVORNO. I ragazzi autistici non scompaiono a 18 anni. Continuano ad avere bisogno di assistenza, di cure e soprattutto di progetti specifici che li aiutino ad integrarsi con la società. A lanciare l'allarme è Malen Tortajada Caro, presidente dell'Associazione autismo Livorno, che ieri ha partecipato alla XXX Giornata dei diritti del malato, portando con sé in sala anche alcuni giovani autistici. «Li vedete? - esorta la presidente - Loro sono la dimostrazione che le persone affette da questa sindrome, perché mi rifiuto di definire l'autismo come una malattia, possono far parte della società, integrarsi». Solo che secondo La signora Tortajada l'Asl 6 da molti anni non riesce a garantire la prosecuzione dei servizi assistenziali destinati agli autistici quando i soggetti affetti da questa sindrome diventano maggiorenni. «Nel servizio di Neuropsichiatria di villa Porcelli - spiega la donna - in dieci anni sono stati seguite decine di ragazzi dall'insorgere dei primi sintomi di autismo al compimento dei 18 anni. La nostra impressione è che il passaggio alla maggiore età non abbia una continuità». Insomma secondo l'associazione sembra quasi che la totalità delle risorse impiegate nei progetti destinati ai bambini autistici, una volta che questi malati diventano maggiorenni vada a finire nel nulla. «La sindrome autistica - chiarisce Tortajada - necessita invece di un progetto di cura che deve andare avanti a vita. Se questo progetto viene a mancare la persona autistica perde quell'autonomia che aveva acquistato con le cure precedenti». Di qui l'importanza che l'Asl 6 garantisca anche a soggetti maggiorenni affetti da autismo la possibilità di accedere a percorsi di cura specifici. «Per alcuni dei nostri figli - spiega ancora la donna - due anni fa, quando sono diventati maggiorenni, i progetti dell'Asl sono finiti. Come genitori dell'associazione abbiamo provato a portare avanti questi percorsi, dimostrando che se questi soggetti vengono seguiti regolarmente possono avere una vita socialmente integrata. Perché allora i servizi per l'autismo in età adulta non esistono? Chiediamo che l'Asl si attivi per avviare progetti in questo settore e proponiamo anche di collaborare con l'azienda purché le persone autistiche non vengano lasciate a loro stesse in età adulta».
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